Schneider, in 103 si trasferiranno

Dopo la firma dell’intesa fra azienda e sindacati, gli operai decidono fra la proposta di lavorare nel nuovo sito e la buonuscita, scelta a cui aderiscono 51 addetti

Sono 103 i lavoratori Schneider che hanno accettato il trasferimento a Stezzano, nella Bergamasca.

Su 154 tute blu sono dunque 51 quelle che hanno scelto di non trasferirsi, optando per «buonuscita” o prepensionamento (se possibile).

Dopo la firma dell’accordo fra la multinazionale francese, Cgil, Cisl e Rsu, l’azienda aveva inviato nelle scorse settimane a tutti i lavoratori la lettera con la proposta di trasferimento, chiedendo una risposta entro la fine di giugno.

Un terzo dei lavoratori ha scelto di non trasferirsi, i due terzi, da settembre, si recheranno ogni giorno in pullman nella Bergamasca per continuare a portare a casa il salario.

La produzione a Guardamiglio proseguirà ancora per tutto il mese di luglio, poi, ad agosto, ci si organizzerà per il passaggio a Stezzano e a settembre suonerà definitivamente l’ultima sirena della Schneider di Guardamiglio.

La vertenza Schneider è giunta così all’ultimo atto dopo un anno di paure, di speranze, di rabbia, di tensioni, fra azienda e lavoratori, fra lavoratori, e fra lavoratori e sigle sindacali.

La fine della produzione Schneider a Guardamiglio è a tutti gli effetti un’altra perdita per il Basso Lodigiano, dove negli ultimi anni hanno chiuso i cancelli realtà importanti come Akzo Nobel a Fombio e dove altri colossi hanno mezzo in mobilità o licenziato centinaia di lavoratori.

Per gli operai Schneider diretti a Stezzano, secondo quanto previsto dagli accordi firmati dai sindacati, la garanzia occupazionale dovrebbe essere di tre anni, con trasporto quotidiano in pullman e orario di lavoro ridotto di mezz’ora a parità di stipendio. Per chi ha scelto invece la soluzione della “buonuscita” sono attesi 34mila euro lordi per chi utilizza gli ammortizzatori sociali e 38mila euro lordi per chi non li utilizza. Questi sono i frutti delle trattative concertate per mesi e votate in un referendum che ha visto favorevoli al testo 64 lavoratori su 128 votanti (e 58 contrari).

Testo firmato poi dai sindacati. Il piano industriale della multinazionale francese, specializzata nella produzione di apparecchi elettronici di media tensione, prevede la realizzazione di un polo produttivo unico a Stezzano, nel territorio bergamasco, e quindi la chiusura del sito di Guardamiglio insieme al polo di Rieti, dove sono stati licenziati 180 operai.

La decisione dell’azienda, annunciata circa un anno fa, ha subito scatenato a Guardamiglio un’ondata di scioperi e l’apertura di un tavolo istituzionale, voluto dal sindaco Maria Grazia Tondini, con Comune, Regione Lombardia, Provincia di Lodi e rappresentanze sindacali, nel tentativo, purtroppo fallito, di salvare lo stabilimento della Bassa.

Sara Gambarini

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