Radioterapia in piena zona rossa, un premio per il dottor Tortini dell’ospedale di Casale

L’attestato assegnato per aver garantito l’importante servizio anche durante l’esplosione del Covid-19 nei drammatici mesi di febbraio e merzo 2020

Radioterapia in piena zona rossa, un premio per il dottor Tortini dell’ospedale di Casale

Garantì la radioterapia in piena zona rossa: premiato il dottor Roberto Tortini dell’ospedale di Casale. Il direttore dell’U.o.c Struttura complessa di radioterapia del presidio ospedaliero di via Fleming fu il primo radioterapista oncologo durante l’emergenza Covid-19 a gestire i pazienti che dovevano effettuare il trattamento radioterapico. Nella primissima zona rossa il dottor Tortini, col suo staff (nella foto sopra), seppe gestire i pazienti oncologici continuando a effettuare la radioterapia in sicurezza nei mesi di febbraio e marzo 2020, diventando stimolo per gli altri Centri del Nord Italia. Queste le motivazioni alla base dell’attestato conferito dalla Federazione delle società medico-scientifiche italiane (Fism), con la Società italiana di Storia della Medicina (Sism), su segnalazione dell’Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica (Airo). Il premio è stato consegnato sabato scorso dalla presidente di Airo, dottoressa Cinzia Iotti. Noi invece abbiamo incontrato il dottore col suo staff, cui ha dedicato il premio, presso la sede del “bunker” radioterapico di Casale che ogni anno tratta circa 600 pazienti in arrivo dal Lodigiano e da fuori provincia.

«Da un giorno con l’altro ci siamo trovati a gestire un’emergenza inedita, ma dovevamo garantire le radioterapie - ricorda il dottor Tortini -: il collega di Cuneo, il dottor Elvio Russi, dialogava con un medico di Wuhan, eravamo tutti in contatto virtuale fra noi, io stesi il primo documento per la gestione dei pazienti radioterapici in questa emergenza, protocollo che poi fu condiviso a livello lombardo e nazionale». I fattori da considerare erano tanti: «Il trasporto dei pazienti non poteva più avvenire in gruppo, i volontari del trasporto spesso erano ammalati, bisognava dialogare con le forze dell’ordine per far oltrepassare i blocchi della zona rossa, inoltre le macchine andavano sanificate e su quel tipo di macchine non si possono usare tutte le sostanze».

Occorreva capire cosa nell’emergenza fosse urgenza: «Le nostre terapie riguardano persone che hanno una diagnosi, persone che possono interrompere per qualche giorno un percorso, ma non per settimane, dunque abbiamo lavorato per garantire loro le terapie». Tanti però, spesso immunodepressi, sono stati portati via dal Covid-19, nelle loro case. «Stiamo riprendendo ora i livelli pre pandemici - annota -; il Covid aveva fermato prima e rallentato poi le visite oncologiche, l’elaborazione delle diagnosi, dei percorsi da fare». E questo a livello tumorale è un problema. Infine il grazie del dottor Tortini al suo staff (3 medici, 6 tecnici, un infermiere, un amministrativo, un fisico sanitario) che opera nel “bunker” di Casale: qui dove il paziente ha la possibilità di fare radioterapie mirate (come per i tumori naso-faringei, dove sbagliare l’irradiazione potrebbe significare compromettere vista e altre funzioni); qui dove il paziente viene subito aiutato nella prenotazione di tutti gli esami di cui necessita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA