Nuovo attacco alla sede Pd di Codogno, ora spunta una croce celtica

I locali di via Carducci ancora nel mirino dopo gli insulti e le minacce di due settimane fa

Ennesimo atto vandalico contro la sede del Pd in via Carducci. Dopo il messaggio intimidatorio affisso sulla porta d’ingresso due settimane fa, domenica la serratura del circolo è stata scassinata e a fianco è stato apposto un adesivo con una croce celtica. «Ieri (domenica per chi legge, ndr) ci siamo ritrovati la serratura bloccata e vandalizzata – denuncia Maria Cristina Baggi, segretaria della sezione cittadina del Partito Democratico e consigliera comunale di minoranza -. Accanto c’era un adesivo con una croce celtica, simbolo neofascista, come firma del gesto. Abbiamo avvisato subito le forze dell’ordine, alle quali oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo presentato formale denuncia verso ignoti». Il precedente risale a lunedì 21 novembre, quando sulla porta d’ingresso comparve un volantino di accuse al Partito Democratico, ritenuto colpevole della morte di migliaia di medici e infermieri. Allora l’autore si era firmato. E aveva rivendicato il gesto con un post su Facebook, rincarando la dose. Post poi rimosso, ma finito agli atti della prima querela presentata dal Pd contro l’autore. «L’unica cosa che differisce dal gesto di venti giorni fa è la firma nel primo caso e l’anonimato nel secondo. In entrambi i casi c’è la volontà intimidatoria dei gesti – riflette Baggi -. Una serratura rotta per non permetterci di ritrovarci, per non permetterci di portare avanti la nostra attività politica. Una firma fascista che ci preoccupa e che nuovamente viene a “bussare” alla nostra porta. Già quando la sede era in vicolo Trimerio, trovammo sulla porta il simbolo della croce celtica dipinto di nero e quella volta provammo a “minimizzare” la cosa come una bravata di qualche nostalgico. Ora che la cosa si è riproposta, la preoccupazione è diversa. C’è la volontà di qualcuno di fare politica con le minacce e i gesti vandalici, modalità che non è la nostra. Tutto questo però porta ad una inevitabile considerazione. Questi gesti fascisti sono una ferita democratica per tutti».

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