Maleo: l’oste Giorgione fa i complimenti ad Arte&Vino - VIDEO

INTERVISTA ESCLUSIVA Laura Gozzini raccoglie i segreti del volto noto della cucina in tv: «Non chiamatemi cuoco. Io cucino»

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Non arriva, appare. Un attimo prima non c’è, lo evochi ed è lì: salopette e barba. Il Mosè della cucina italiana. Più apocalittico che integrato. Sornione. Spassosissimo. «Stavo chiedendo ai ragazzi se fosse “già” in cucina» gli dico mentre sbuca tra i tavoli del dietro le quinte di Arte&Vino a Maleo. Sono le 19.40 di martedì 23 giugno e il “galà” sta per iniziare. La cena è fissata alle 20. «Sono in cucina dalle 10 di questa mattina ad arrostire» sorride. La domanda era volutamente ingenua ma detta inconsapevolmente il ritmo di questa chiacchierata-intervista. Una partita a ping-pong. Giorgio Barchiesi in arte Giorgione.... Giorgione: «Dicono così». Cosa ci fa qua a Maleo? «Mi hanno invitato per il ventennale di Arte&Vino. Dove c’è voglia di stare insieme io ci sono, mi hanno detto di portare un po’ di Umbria e un po’ della mia cucina e io e mio figlio ci siamo messi di buzzo buono, come si dice, e abbiamo preparato un menù che lunedì, che era il primo giorno, è stato molto apprezzato. Abbiamo fatto l’amatriciana, le bruschette, una serie di paté, il vitello tonnato alla mia maniera... perché dico sempre che non ci dev’essere un diktat in cucina, ognuno fa come glie pare. Dice: si fa così...». Ma chi l’ha detto... «Non m’interessa, io non sono un cuoco. Cucino». Lei rivendica di essere un oste... «Perché l’oste ha due ruoli, è quello che ospita e nello stesso tempo ha gli ospitati, quindi si crea un rapporto. Nel mio ristorante non ci sono mai queste distanze, si creano amicizie. Il cibo è convivialità, è voglia di stare insieme. Lasciamo stare le tavole imbandite, se mangi bene sei più felice. Oggi quello che mi fa veramente paura è questa “noia alimentare”. Il bambino cresce con le merendine, settanta euro al chilo piene di alcool, perché la mamma non prende più un pezzo di pane con fracagnato un pomodoro sopra, olio e sale, burro e zucchero. I sapori servono a educare il bambino a crescere anche nel gusto. Gli danno queste “botte” di esaltatori di sapidità innaturali e poi non mangiano più la frutta e la verdura, perché il cibo diventa “trattativa” e questa è una cosa sbagliata».

L’intervista completa e le prossime serate della rassegna tutta da gustare a Villa Trecchi sul Cittadino in edicola oggi 25 giugno e in digitale https://edicoladigitale.ilcittadino.it/vnp/pageflip/swipe/lodi/20260625lodi#/14/

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