Il Grande Fiume è ridotto a un rigagnolo

SENNA Affiora per ampi tratti il letto di ghiaia e sabbia

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Si pedala facile nel letto di ghiaia indurita dal sole. E la sponda piacentina, vista dallo spiaggione sul Po tra Corte Sant’Andrea e Guzzafame, dista non più di 200 metri: una “passeggiata”, raggiungerla, per un buon nuotatore. Ieri lo scenario era quello tipico di fine estate. E non del primo luglio, all’alba della bella stagione. Le imbarcazioni navigano in un metro scarso d’acqua. E la golena è un deserto di scheletriti salici, i gerali avanzano inesorabili, l’acqua è infestata dalle alghe. La canicola che ha raggiunto punte di 38° arroventa anche quel poco che rimane del Grande Fiume. E le macroalghe prosperano nell’acqua “in ebollizione”.

Del padre Po è rimasto un rigagnolo. Un gregge di pecore, tenute a bada da un cane maremmano e dal loro pastore, si abbeverano a riva come a un canale. Ed è evidente a chiunque le osservi che non è normale. «Il Po langue, non come un secolo fa, ma come quattro anni fa e la secca ormai non fa più notizia - riflette un pensionato del posto -. Ma chiaramente preoccupa, agricoltori in primis, ma anche tutti noi, che stiamo cuocendo a 34 gradi giornalieri da settimane. E siamo so a San Pedar!». Già. «Da qui alla Madonna d’Agust cosa succederà alla nostra amata terra e a noi?» Chiusi in casa con i condizionatori, e chi non ce l’ha va a comprarsi in fretta un pinguino, osserviamo le immagini della lenta agonia del Po alla televisione. «Avevano detto della necessità di creare vasche per non disperdere l’acqua piovana – prosegue l’uomo -. Cosa si è fatto? Chiediamolo a chi di dovere, che ha speso o sperperato milioni di euro in progetti inutili, in nuove piazze, nuove rotatorie, nuove ciclabili, poi mai mantenute in ordine». Intanto le sabbie soffocano il letto del fiume. E spuntano piccole isole dove mancano solo due ombrelloni e due sdraio per far concorrenza a Gabicce e Riccione.

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