Il criminologo:«C’è la firma dell’assassino»

Nuovo appello degli inquirenti: non è uno degli scomparsi segnalati

Nessuna delle otto segnalazioni di scomparsa finora giunte ai carabinieri di Lodi sembra collimare con i resti del cadavere di un giovane uomo sezionato in sette pezzi ritrovato senza testa e mani tra giovedì e venerdì scorsi scaricato sulla riva del Lambro a Orio Litta: numero di scarpa e altre caratteristiche del corpo non collimano. A questo punto i carabinieri lanciano un nuovo appello: se è sparito un amico, un parente o un conoscente, italiano o straniero, chiamate lo 0371/46831.

Mentre gli investigatori coordinati dai pm Caterina Centola e Gian Luigi Fontana seguono nel riserbo diverse piste, «il Cittadino» ha ottenuto un’intervista con Carmelo Lavorino, criminologo consulente della procura della Repubblica di Roma, impegnato come perito di parte in decine di casi tristemente celebri, dal mostro di Firenze a Michele Profeta, da Elisa Claps a Cogne e Donato Bilancia.

Dottore, in base a quanto si è scritto su questo delitto, e su quello senza mani del giugno 2007 a Inverno e Monteleone, quale idea si è fatto?

«Premesso che per un’analisi del crimine bisogna conoscere tutti i particolari, compresi la viabilità dei luoghi di ritrovamento delle salme ed esiti dell'autopsia, se in entrambi i casi c’è un’identica ferita trapassante al torace, questa è la firma dell’assassino».

Non sono ancora trapelate le cause della morte, si pensa a sgozzamento.

«Si sgozza di spalle: se è così la vittima si fidava di chi lo ha aggredito».

E le mutilazioni cosa significano?

«Il depezzamento di un cadavere, termine tecnico, può indicare che l’autore è un necromane, che prova piacere nel toccare i morti. Sicuramente è una persona forte fisicamente. La finalità può essere lo sfregio della vittima, per dare in pasto parti mancanti ad animali o buttarle tra i rifiuti o nelle fogne, o un motivo psicopatologico, magari per conservare alcune parti».

Il morto di Inverno era in un fosso, seminascosto, questo di Orio era invece in una scarpata, più in vista. Ha un significato?

«Se è stata la stessa mano siamo di fronte a un’escalation, a una persona che affina il suo modus operandi. Prima danneggia la testa, poi la taglia.Prima butta la salma in un posto più difficile da scoprire, poi quasi la esibisce: vuole mostrare il suo dominio, è tipico dei “depezzatori”».

A fine 2001 c’era stato un altro morto abbandonato vicino a una roggia a Lodi, un 25enne. Anche lui con i vestiti abbandonati vicino. Era morto strangolato, e non ferito, e non era vestito come, invece, le salme di Inverno e Orio. Vede un nesso?

«Se siamo di fronte a un seriale, la storia insegna che solitamente il primo delitto è d’impeto. Poi segue un periodo di “ruminazione” del crimine, e arriva il secondo delitto e poi un altro più ravvicinato nel tempo».

C’è anche chi pensa a mutilazioni rituali: “con il volto sfregiato o senza testa, e senza mani, non si può comparire davanti ad Allah”.

«Questo è un secondo scenario possibile, che però non esclude la componente della serialità: ti punisco per vendetta fino al punto di non farti andare in Paradiso, ma, anche, domino la tua anima, oppure, mi sento un missionario vendicatore. Il terzo scenario è quello della malavita dell’Est, avvezza a punizioni esemplari per dare messaggi, nel mondo della droga o della prostituzione. Queste sono ipotesi: un inquirente non deve però mai imboccare una sola strada, ma deve acquisire tutti i dati ed essere capace di tornare nei suoi passi. Nel crimine ci sono schemi, ma anche elementi sempre nuovi».

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