Quel battito frenetico d’ali  per resistere al dramma della vita

Quel battito frenetico d’ali

per resistere al dramma della vita

“Il Colibrì” è il nuovo romanzo di Sandro Veronesi candidato al premio Strega 2020

Chi lo ha detto che l’azione è sempre un segno di forza? Che il darsi da fare, in apparenza senza sosta, non sia al contrario sinonimo di debolezza? Marco Carrera è come il colibrì del titolo, un uccellino minuscolo che sta sospeso nell’aria, apparentemente immobile, fragile come un soffio di vento, fermo in uno stato che in realtà richiede un battito d’ali frenetico per mantenere l’equilibrio. Anche 80 movimenti al secondo per restare sospeso, senza quasi farsene accorgere. Il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi è un uomo che resiste: al passare dei giorni, alle tragedie familiari, alle sue stesse debolezze. È segnato dalla vita ma non finisce mai dentro quel gorgo che sembra poterlo risucchiare da un momento all’altro.

Attraverso una costruzione assai raffinata, che compie continui salti temporali dagli anni 70 ai giorni nostri, Veronesi regala al lettore un universo di personaggi e di storie sempre coinvolgenti, qualche volta indimenticabili. Il primo è proprio il protagonista che incontriamo sulla pagina nell’istante esatto in cui tutto per lui sta per cambiare. Anzi, pochi momenti prima, perché in questo libro il concetto di tempo - vedremo - è fondamentale.

Attraverso la storia di Marco Carrera Veronesi racconta lo sforzo che tutti facciamo per rimanere fermi, in un precario equilibrio, in un tempo in cui avanzare pare essere l’unica cosa che conta. Nel lavoro, in amore, nella società. Lo scrittore ribalta anzi la prospettiva: l’azione fine a se stessa non è necessariamente una virtù. E in una società come la nostra, in cui il risultato è tutto, è già una tesi rivoluzionaria… Invece bisogna guardare da vicino, dice Veronesi. Bisogna osservare il colibrì-Carrera per capire il suo falso movimento. Capire come resiste a tutto ciò che gli capita - i lutti, i tradimenti, le delusioni del cuore - e come riesce nonostante tutto ad andare avanti. Fino a diventare il tutore dell’Uomo Nuovo, nato per cambiare finalmente le cose. Attenzione, non è l’elogio della pigrizia o dell’ignavia. Anzi, è una cosa che si avvicina terribilmente al concetto di “vita”, nella maniera più estesa e concreta possibile: Carrera, le sue lettere, le foto custodite in case abbandonate, i ricordi d’infanzia, gli amori perduti e quelli mancati. I lutti e i dolori insensati. Tutto quanto portato sulle spalle, senza un lamento, col solo aiuto di un battito d’ali invisibile. (Sandro Veronesi: “Il colibrì”, La nave di Teseo, pp 368, 19).


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