VILLANOVA «Bastonate alle mucche da latte», un mungitore finisce a processo

VILLANOVA «Bastonate alle mucche da latte», un mungitore finisce a processo

Il titolare dell’allevamento ha sporto denuncia: «Le vacche ormai avevano paura dell’uomo e scappavano»

Un mungitore indiano di 63 anni, M.S., è finito sotto processo a Lodi per maltrattamento di animali dopo che il suo datore di lavoro, un allevatore di Villanova del Sillaro, l’aveva denunciato nel 2016 per averlo sorpreso a prendere a bastonate alcune mucche. Il processo in tribunale a Lodi è ora entrato nel vivo, ma intanto il mungitore, che era stato licenziato “per giusta causa”, ha fatto perdere le proprie tracce e sembra sia tornato da circa un anno in India.

L’allevatore, che appartiene a una famiglia che da generazioni possiede numerose mucche da latte ed è impegnata anche nel settore caseario, si era subito accorto che qualcosa non andava: alcune vacche non producevano più latte, e più o meno tutti i capi avevano reazioni anomale. «Gli animali capiscono - ha spiegato ieri in tribunale un altro dipendente della cascina -. Non vogliono essere toccati. Normalmente noi governiamo le vacche con la voce, basta fare un fischio e vanno dove vogliamo. Se invece scappano, non obbediscono, è perché qualcuno le ha picchiate. A me è capitato di vedere quest’uomo che picchiava con un bastone una mucca bloccata in una gabbia. Non succedeva sempre, ma solo in alcuni giorni, forse erano quelli in cui aveva bevuto. Ma ci andava più pesante». Agli atti dell’accusa risulta anche che più di una mucca aveva dovuto essere abbattuta per eutanasia su ordine del veterinario a causa di fratture: si verificavano infatti “inspiegabili” fughe di massa dei bovini quando gli operatori si avvicinavano alla stalla. Alcune mucche scivolavano a terra, incapaci di rialzarsi ,e altre, spinte dal panico, ci finivano sopra.

L’allevatore aveva chiesto consigli alla sua associazione di categoria dove gli avevano consigliato di sporgere denuncia. Il mungitore indiano, convocato dai carabinieri, si era poi a sua volta rivolto al sindacato, dove gli era stato consigliato di scrivere una lettera di scuse al titolare. E così aveva fatto.

Nel processo, l’allevatore si è costituito parte civile con l’avvocato Michele Cremascoli, costituzione accolta in quanto gli animali vittime dei contestati maltrattamenti erano di sua proprietà. Il difensore del mungitore, avvocato Diana Ferrari, ha annunciato che proverà a rintracciarlo, dato che alla prossima udienza, a inizio marzo, gli sarà data la possibilità di presentarsi in aula per dare una propria versione dei fatti. Rischia da 3 a 18 mesi di reclusione.n


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