Veglia il figlio giorno e notte, a Casale dolore senza fine per Prince

Veglia il figlio giorno e notte, a Casale dolore senza fine per Prince

In tanti si sono recati a far visita nell’appartamento di via Cavallotti, teatro della tragedia

Il piccolo Prince avrebbe compiuto 4 anni il 25 giugno. Lunedì mattina si era svegliato più presto del solito e la mamma gli stava preparando il latte per la colazione quando ha detto che andava in bagno e invece si è diretto sul balcone e non si sa come è precipitato di sotto. Un volo di 15 metri che non gli ha dato scampo. Il piccolo è morto poco dopo tra le braccia della madre accorsa in cortile. Ieri nel condominio al 145 di via Cavallotti a Casale dove vive la famiglia nigeriana è proseguito il viavai di parenti e amici per far visita ai genitori del piccolo, che dopo il decesso è stato subito rilasciato grazie al via libera del magistrato e solo ieri mattina trasportato alla camera mortuaria dell’ospedale di Casale.

«Per me era come un fratello - racconta Andy, lo zio materno del bambino andato a trovare la sorella e il papà di Prince -. Fino a due anni fa abitavo qui con loro e adesso mi chiamava tutti i giorni. Mi diceva: “Andiamo a fare un giro in bici?”». L’altro suo divertimento erano i libri illustrati. «Il tavolo è pieno. Aveva imparato da solo a scrivere, era un bambino intelligentissimo - prosegue lo zio -. Sembrava più grande della sua età. Faceva tutto da solo tranne quando doveva fare la doccia e voleva la mamma».

Anche di corporatura lo si poteva scambiare per un bambino più grande, un bel pezzo più alto della media tanto che «portava i vestiti di quasi otto anni». In quel corpo cresciuto in fretta Prince però si muoveva impacciato. «Quando faceva le scale si stancava subito e chiedeva alla mamma di aiutarlo. È impossibile che si sia arrampicato sulla ringhiera, non era capace - riflette ancora Andy, correndo col pensiero ai genitori -. Non possono vivere senza di lui». Il padre, pastore della chiesa Pentecostale, lunedì mattina era al lavoro al magazzino Lidl di Somaglia, e a casa col piccolo c’era solo la madre, che negli ultimi mesi era rimasta senza lavoro, dopo un impiego ad Amazon a Castel San Giovanni e all’Inalca di Ospedaletto. Prince era il loro unico figlio, la loro ragione di vita.

«Lo vedevo sempre andare e venire con la mamma, per mano, era un bambino bravissimo - lo ricorda un’inquilina -. Adesso con questa reclusione per il Covid c’incontravamo meno ma non mi sembra vero, siamo tutti sotto shock». Lo è Melchiorre Drogo, tra i condomini che lunedì è accorso a prestare aiuto alla madre. «Per me è stato un colpo, non ho mangiato né dormito». Così ha fatto la mamma di Prince, vegliando su di lui giorno e notte, fino a ieri mattina quando è stato portato via. «Adesso è in cielo» ha detto sospirando lo zio.


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