Vanno a Bergamo per denunciare, già più di venti dal Lodigiano e dal Sudmilano
Parenti in attesa di depositare i loro esposti a Bergamo (Foto by Archivio)

Vanno a Bergamo per denunciare, già più di venti dal Lodigiano e dal Sudmilano

Covid, nuova ondata di esposti dal comitato “Noi denunceremo”

Chiarire le responsabilità, dare giustizia ai morti. Sono altre 9 le denunce di famiglie lodigiane arrivate ieri alla Procura di Bergamo tramite gli esposti presentati dal comitato “Noi Denunceremo” sui decessi da Covid-19 avvenuti durante il primo periodo di emergenza, da febbraio a maggio. Gli atti depositati sono stati 150 ieri in arrivo da tutta Italia, soprattutto dal Nord e dalle province più colpite, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Milano. In estate ne erano già state portate in procura più di 100, di cui una dozzina provenienti dal Lodigiano, e altre centinaia sono al vaglio dei legali del comitato nato a Bergamo, tra cui altre dalla nostra provincia e dal Sud Milano. Il gruppo Facebook del comitato “Noi Denunceremo”, primo veicolo di contatto e segnalazione tra i parenti delle vittime, è arrivato a quota 68mila 500 iscritti, con centinaia di lodigiani.

Le storie lodigiane (che in parte «Il Cittadino» ha raccolto e raccontato sull’edizione del 5 agosto) raccontano di padri, madri, mariti e mogli, portati via in ambulanza da casa e mai più visti, persi negli ospedali in quei giorni saturi di malati gravi, con il dubbio che abbiano o meno ricevuto le migliori cure possibili, con la certezza che non abbiano avuto a fianco nessuno a tenere loro la mano al momento della morte. A oggi sono più di 20 le denunce arrivate dal Lodigiano alla Procura di Bergamo.

Tutti gli esposti sono al vaglio del consulente della Procura di Bergamo, il virologo Andrea Crisanti, che ha chiesto però alcuni mesi di tempo per poterli valutare nel dettaglio. I fascicoli d’inchiesta aperti sono due, la mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro e la mancata chiusura del pronto soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo, con l’ipotesi di reato di epidemia colposa a carico di ignoti. Il Comitato, attraverso la deposizione delle denunce dei parenti delle vittime vuole dimostrare da una parte che molti decessi si sarebbero potuti evitare mettendo in campo misure diverse, dall’altra vuole mantenere la memoria delle morti silenziose da Covid, cercando di accertare se ci siano state delle responsabilità.

In questi giorni il Comitato dei parenti delle vittime ha puntato il dito contro ministero della Salute e Comitato Tecnico-Scientifico, accusando di non avere un piano pandemico aggiornato e di non aver ottemperato alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che prevede in caso di emergenza di sanità pubblica la diffusione di tutte le informazioni utili alla cittadinanza. Omettendo di comunicare che la pandemia si sarebbe dovuta affrontare senza un piano pandemico, questa la tesi del Comitato, il Governo non ha dato alle autorità locali un quadro della gravità della situazione, e da questa mancata comunicazione sono dipese anche «iniziative scellerate come Bergamo Non Si Ferma, Milano Non Si Ferma, Brescia Non Si Ferma, che sono state lanciate a fine febbraio a fronte delle poche informazioni pubbliche disponibili rispetto a quelle gravi di cui Ministero e Cts erano già in possesso».


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