Un filo rosso e una marcia nella sera per unire gli ospedali di Casale e Codogno VIDEO
Un momento della manifestazione che ha preso il via a Casale (Tommasini)

Un filo rosso e una marcia nella sera per unire gli ospedali di Casale e Codogno VIDEO

Il Comitato civico è sceso in piazza: «Posti e ambulatori soppressi»

Un filo rosso ha unito simbolicamente Casale e Codogno in occasione della manifestazione promossa dal Comitato civico Ospedali Codogno-Casale a tutela dei due presidi ospedalieri della Bassa e della salute pubblica.

Sabato sera, in piazza del Popolo a Casale, dal cerchio umano sono partiti i podisti che hanno raggiunto piazza XX Settembre a Codogno (e viceversa). Ma è all’ombra della Torre Pusterla che il dottor Gian Antonio Ongis, presidente del Comitato, ha preso la parola, poco prima che il temporale costringesse tutti a rifugiarsi sotto i portici.

«Ringrazio tutti coloro che hanno preso parte alla manifestazione e non nascondo che avrei desiderato maggiore partecipazione, compresa quella dei sindaci del territorio - ha osservato il dottor Ongis -: qual è il problema? Esiste l’articolo 32 della Costituzione italiana che dice che la Repubblica tutela la salute come fondamentale e noi non siamo qui per chiedere la luna ma vogliamo dignità per i nostri due nosocomi; all’ospedale di Casale ho passato più tempo che a casa mia (Ongis è stato per anni attivo presso il presidio casalese, ndr) e mi dà anche fastidio vedere che i 10 posti di oncologia sono spariti da Casale e dal Lodigiano, che molti ambulatori non sono più tornati, che dei reparti sono stati accorpati, lo strumento Rx che doveva essere comprato otto mesi fa ad oggi non c’è - si è sfogato il presidente del Comitato -; quanto all’ospedale di Codogno, il 21 febbraio 2020 è passato alla storia per aver individuato il primo caso di Covid al di là della Cina, e a Codogno sono passati il presidente della Repubblica Mattarella e il presidente del Consiglio Conte, e questo stesso ospedale lo stanno facendo morire: di recente ha chiuso anche ortopedia e c’è stata una fuga di medici». Il presidente del Comitato ha sottolineato: «Io non voglio dare la colpa a nessuno, anche se magari avrei qualcosa da dire, è stata una demolizione graduale quella dei nostro ospedali; in tutto questo c’è pure chi sta pensando di costruire un nuovo ospedale a Lodi, come se non bastassero 4 centri sanitari nel Lodigiano».

La manifestazione era stata introdotta da Sergio Galuzzi del Comitato (e del Gruppo Io ci sono) che aveva ricordato il progressivo depauperamento dei presidi della Bassa denunciato già un anno fa da quella stessa piazza: dalla «soppressione dei 10 posti di oncologia a Casale», al «passaggio da 33 a 18 posti letto con l’accorpamento di geriatria e geriatria riabilitativa a Casale», ricordano che «da quando a Codogno ha chiuso il punto nascite, i bambini non nascono in provincia di Lodi ma di Piacenza» e che «da quando gli eco-cardio e i test da sforzo si fanno solo a Lodi le liste di attesa sono lunghissime e la gente va a Piacenza o a Cremona».


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