Ucciso da un infarto in tribunale

Ha ritirato alcuni documenti per un procedimento in cui era impegnato come consulente al tribunale civile, ha sceso le scale e si è seduto nell’atrio. L’hanno visto perdere i sensi, scivolare verso sul pavimento, e le guardie della Rossetti Group e un dirigente della procura lo hanno preso e sdraiato: Claudio Attardo Parrinello, 61 anni compiuti a settembre, ingegnere chimico, è andato in arresto cardiaco poco dopo, mentre il personale del “118”, giunto con automedica e un’ambulanza della Croce rossa, cercava di stabilizzarlo per portarlo all’ospedale. E si è spento un’ora dopo al Maggiore. «Aveva i sintomi di un infarto massivo», spiega il cugino, Luciano Attardo Parrinello.

Il malore ha colpito il 61enne attorno alle 12.40, «ma l’ho trovato prima al bar e aveva chiesto un bicchiere d’acqua, sembrava non si sentisse bene», ha spiegato ieri una donna mentre era in corso la rianimazione proprio nel corridoio d’ingresso del palazzo di giustizia. Quando è arrivato ha posteggiato l’auto in malo modo, come non era solito fare. Forse si sentiva già affaticato. «Appena sdraiato a terra, ho sentito che rantolava e ho cominciato il massaggio cardiaco - spiega Valter Pezzini, uno dei vigilantes Rossetti in tribunale - quando sono arrivati i ragazzi del “118”, mi hanno detto di continuare». È stato collegato al defibrillatore automatico, sottoposto a ventilazione manuale, e a un certo punto è sembrato riprendersi, e quindi intubato. Il defibrillatore è stato azionato tre volte, dopo che il cuore si è fermato, e dopo una ventina di minuti, interminabili, l’ingegnere è stato portato d’urgenza in ospedale, e subito in rianimazione. «In una struttura come questa, un defibrillatore automatico servirebbe - osserva Pezzini - assieme a personale addestrato».

Claudio Attardo Parrinello ha fatto consulenze per il tribunale per quasi trent’anni. «Era gentile con tutti - lo ricordano nel palazzo di giustizia - capitava che qualche avvocato lo fermasse per un consiglio tecnico, e non ha mai detto di no a nessuno». Molto stimato, metodico, dicono fosse stato bravissimo anche negli studi. In passato era stato impegnato anche in politica, nel consiglio di amministrazione dell’Astem all’epoca dell’amministrazione leghista e quindi consigliere comunale per Forza Italia.

«Era in dialisi da 18 anni - ricordano i parenti - e questo può aver minato la sua salute. Ma a quanto sappiamo non aveva mai fumato una sigaretta in vita sua».

Separato da tempo, senza figli, abitava a Lodi, in via Marzagalli, zona Albarola. Oggi si avrà conferma per i funerali, che potrebbero venir celebrati domani in Sant’Alberto, quindi la sepoltura nella cappella della famiglia materna, i Porlezza, nel cimitero di Ossago.


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