Tutti i giorni col Cittadino in farmacia a Senna: la storia di Adelio al festival di Salina
Adelio Siena con “Il Cittadino e il dottor Dario Castelli

Tutti i giorni col Cittadino in farmacia a Senna: la storia di Adelio al festival di Salina

Presentata una video-lettera con l’esperienza dell’83enne “postino”

Ogni mattina, “da una vita” come si dice quando se n’è perso il tempo, l’83enne Adelio Siena fa colazione con “Il Cittadino” e alle 8.30 puntuale cascasse il mondo, è davanti alla farmacia di via Dante a Senna Lodigiana con la copia già letta, per il dottor Dario Castelli.

Un rito spezzato all’improvviso a febbraio dall’irrompere del Coronavirus, e che il farmacista piemontese, trapiantato a Milano e dal 2003 al servizio della comunità della Bassa, ha raccontato in una lettera sulla sua pagina Facebook, diventata una “video-lettera” a cura di Federfarma e proiettata giovedì sera al Mare Festival Salina dedicato quest’anno alla salute. Madrina l’attrice Maria Grazia Cucinotta. Davanti alla platea e ad ospiti eccellenti fra cui il regista Pupi Avati, è andata in scena la storia dell’amicizia speciale tra il medico farmacista e l’anziano, tessuta anche attraverso le pagine di questo quotidiano. A unirli, va detto, ci sono ragioni “di peso”: in primis la fede granata, per quelle strane coincidenze per cui tifano entrambi Torino. L’anziano ha avuto la folgorazione «nel 1949, a dodici anni, quando il Torino è venuto a giocare al Fanfulla a Lodi e sono andato a vederlo». Mentre più facile è stato per il dottor Castelli, essendo lui piemontese. Ad accomunarli poi c’è Milano, città dove il farmacista vive e dove Adelio ha lavorato trent’anni come postino. Per poi incontrarsi a Senna Lodigiana. L’anziano «perché mia figlia è venuta a vivere qui e io e mia moglie l’abbiamo seguita per fare i nonni», raccontava ieri mattina il signor Siena. E Castelli «perché fare il farmacista qui è bellissimo, respiri il senso della comunità e anche per questo con il lockdown è stata veramente dura – ha ricordato il medico -. Le nostre farmacie vivono per loro, per i “nostri vecchietti” come li chiamo io, ma anche grazie a loro. Siamo un po’ i loro figli e un po’ i loro genitori, e durante l’emergenza Covid, con alcuni medici malati, gli ambulatori chiusi e gli ospedali a mezzo servizio, la farmacia è stata fondamentale perché il primo presidio sul territorio». Dice così mentre le immagini riaffiorano. «Mi ricordo ancora quel sabato 22 febbraio, le persone che entravano e chiedevano “cos’è successo?”. Abbiamo dato informazioni, ma le farmacie sono servite anche a dare normalità alle terapie croniche. Il primo pensiero del farmacista è stato di tenere aperto per garantire i farmaci». Nella video-lettera realizzata da Federfarma sullo scritto del dottor Castelli e interpretata dall’attore Pino Insegno lo si racconta bene. Del giro a casa dei malati per assicurare loro le cure quando il Coronavirus sembrava aver relegato in secondo piano ogni patologia, anche la più grave, come nel caso della graziosa signora che da anni convive con dignità col suo cancro, e un giorno gli dice: «Tu sei l’unica persona che vedo oltre al medico. Ho paura che presto mi verrà a trovare il prete». E a Castelli gli viene un groppo in gola. Erano i giorni in cui neanche Adelio andava più a portargli il suo giornale già letto alle sei di mattina, il bar di Ricky di fronte dove bevevano un caffè era chiuso, e il paese avvolto da un silenzio assordante. Ora la vita ha timidamente ripreso. E anche Adelio la sua consegna mattutina.n


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