«Tutti a casa alle scuole superiori» ma il Tar boccia la Regione Lombardia

«Tutti a casa alle scuole superiori» ma il Tar boccia la Regione Lombardia

Secondo i giudici amministrativi di Milano l’obbligo di didattica a distanza al 100% è illegittimo

Scuole superiori, ora è davvero caos: il Tar della Lombardia accoglie il ricorso del comitato “A scuola!” e boccia l’ordinanza di Regione Lombardia che fissava la didattica a distanza nella misura del 100 per cento. Dunque, si può rientrare a scuola per la didattica in presenza, ma da quando?

La notizia si è diffusa ieri all’ora di cena, portando un po’ di scompiglio: impossibile organizzare il rientro già nella giornata di oggi, ma sono attese maggiori informazioni e indicazioni per domani e sabato, considerando anche che sono attese le nuove ordinanze del ministero della Salute per i colori delle regioni, con la Lombardia candidata a diventare zona rossa da lunedì, dunque con il blocco automatico della didattica in presenza. L’ipotesi più probabile rimane quella di mantenere la didattica a distanza in questa settimana (per molti istituti di fatto ancora solo domani), in attesa che venerdì venga assegnata la fascia di rischio alla Lombardia.

Al momento, la certezza è che l’ordinanza di Regione Lombardia è sospesa «nella parte in cui disciplina la didattica a distanza, imponendola al 100 per cento, nel periodo compreso tra i giorni 11 gennaio e 15 gennaio 2021». Il Tar contesta a Regione Lombardia contradditorietà e irragionevolezza perché di fatto incide sulla didattica in presenza quando il problema dei teorici assembramenti riguarda semmai i trasporti, senza motivare il fatto che la didattica in presenza comporti un rischio epidemiologico in sé. Ne deriva una immotivata compressione del diritto fondamentale all’istruzione.

Regione Lombardia ha comunicato in una nota la sua posizione: «Prendiamo atto della decisione del Tribunale Amministrativo Regionale e ci riserviamo, dopo aver valutato nel dettaglio le motivazioni dello stesso, di proporre reclamo poiché i riferimenti normativi che hanno orientato il giudice del Tribunale non tengono conto della possibilità delle Regioni di adottare misure più restrittive di quelle previste dai vari Dpcm». La situazione è in evoluzione.


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