Terapia intensiva declassata, l’ospedale di Lodi sempre più “cenerentola”

Terapia intensiva declassata, l’ospedale di Lodi sempre più “cenerentola”

Il reparto era un’eccellenza per l’assistenza ai bambini prematuri, ma la riorganizzazione lo ha “tagliato”

Tre bambini sotto i 1500 grammi e 9 partorienti sotto la 34esima settimana gestazionale. Sono i numeri della terapia intensiva neonatale del 2018, snocciolati in occasione della trasformazione della terapia intensiva in patologia neonatale, a causa della delibera regionale di qualche giorno fa. Numeri bassi, ma causati dalla continua decrescita, partita nel 2016, quando venne erogata una norma nazionale che limitò la sala parto di Lodi alle donne sopra la 32esima settimana. Prima di allora, infatti, quando il reparto era diretto dal medico Pino Carrera, i bimbi prematuri erano almeno 180 all’anno e alcuni pesavano tra i 600 e gli 800 grammi.

Per restare terapia intensiva, dice lo studio regionale che ha determinato la delibera e che porta la firma di Gianluigi Gargantini, ex responsabile del dipartimento materno infantile, di Lodi, oltre ad avere un bacino di utenza di almeno 600mila persone, servono 50 bimbi nati sotto i 1500 grammi e almeno 8 posti letto. Lodi, invece, secondo i dati del 2018, ha 12 nati sotto i 1500 grammi (13 l’anno prima) e 4 letti. Fino al 2016, venivano trasferite solo le donne sotto la 28esima settimana gestazionale. Invece di arricchire il servizio e formare il personale dopo il pensionamento di Carrera, si è pensato, dicono i politici, solo a depotenziare. La batosta è arrivata dopo la chiusura, lo scorso anno, del punto nascite di Codogno. Quella volta ci fu un’alzata di scudi, ma l’ostetricia rimase chiusa.

Il totale dei parti, cresciuto tra 2017 e 2018, passando da 1310 a 1359, a fine novembre del 2019 è arrivato a poco più di 1200. La Regione ha diviso il territorio in centri hub and spoke, mozzi e raggi. Lodi è ovviamente, un ospedale spoke, per la patologia neonatale e Pavia è il suo hub. Le donne sotto la 34esima settimana e i bimbi sotto i 1500 grammi di peso saranno trasferiti a Pavia, o altrove se lì non c’è posto. La delibera ha riguardato anche il vicino ospedale di Cremona, attualmente guidato dall’ex direttore generale di Lodi Giuseppe Rossi. A Cremona però il passaggio è stato solo da terapia intensiva a subintensiva, con criteri quindi diversi da quelli di Lodi e, comunque, in cambio, l’ospedale ha ottenuto il potenziamento della neuroradiologia interventistica. Lodi, invece, è stata solo “declassata”, senza alcun ulteriore potenziamento. A Cremona, tra l’altro, stanno cercando di spingere per ottenere dei criteri meno restrittivi, non basati sui numeri, ma sull’analisi clinica. L’assessore regionale Giulio Gallera preferisce non commentare. «Per quanto ci riguarda - dicono il sindaco di Lodi Sara Casanova e la consigliera regionale della Lega Selene Pravettoni - stiamo aspettando dei dati sui bambini prematuri. Solo allora interverremo».


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