Pronto soccorso di Lodi, un’ora e mezza per trovare un’ambulanza

Pronto soccorso di Lodi, un’ora e mezza per trovare un’ambulanza

Il primario Stefano Paglia: «Non credo sia normale che su 16 ambulanze nessuna sia disponibile. E non è un problema che accade di rado».

Hanno dovuto chiamare 16 ambulanze prima di trovarne una libera. Per portare un paziente da Codogno a Lodi a fare una visita neurologica. Un’odissea quella che si è verificata venerdì, ma non era la prima volta.

Il Pronto soccorso doveva chiamare un’ambulanza e trasportare un malato dal reparto della Bassa a quello di Lodi per una consulenza con uno specialista neurologico. Trovare un mezzo però è stata un’impresa.

Non è la prima volta che si verifica una situazione del genere, soprattutto la sera o durante la settimana quando non lavorano le ambulanze che funzionano soprattutto con i volontari. Le associazioni di soccorso, spesso, hanno dei servizi già prenotati dal giorno precedente. A volte i soccorritori che hanno delle ambulanze a gettone, arrivano in pronto soccorso per un servizio di emergenza dell’Areu, vengono contattati dagli operatori del servizio di emergenza per un trasferimento, allora allertano la centrale operativa del 118, staccano temporaneamente con il servizio d’emergenza e si mettono a disposizione del Pronto soccorso. Venerdì mattina, intorno alle 8, però le cose sono andate diversamente. C’è voluta un’ora e mezza prima di riuscire a trovare una soluzione. Alla fine, infatti, è stato il medico a spostarsi.

«I pazienti dovrebbero essere spostati il meno possibile - spiega il primario del Pronto soccorso Stefano Paglia -, ma a volte non è possibile fare diversamente. Non credo sia normale che su 16 ambulanze nessuna sia disponibile. E non è un problema che accade di rado».

Probabilmente, come è presente una convenzione con le associazioni di soccorso per l’emergenza, dovrebbe esistere una convenzione anche per i trasporti interni. Così da garantire un servizio più veloce quando serve. «Nessuno pensa che sia un bisogno, invece lo è, così come lo è un trasporto in emergenza - annota Paglia -. Al pronto soccorso capita più di una volta al giorno di dover chiamare un’ambulanza per un servizio secondario». Non è proprio una rarità. «Le ambulanze - commenta il direttore socio sanitario Paolo Bernocchi - sono sempre sovraccariche perché devono gestire anche i trasporti dei dializzati. A breve sarà la Regione, credo, a gestire il meccanismo».

«Le convenzioni c’erano - annota il consigliere di Sant’Angelo Giuseppe Carlin -. Conosco bene il problema perché i cittadini di Sant’Angelo ne parlano con me. L’Asst, probabilmente, ha deciso che le convenzioni erano inutili, hanno deciso di andare sul libero mercato senza fare convenzioni. Per le dimissioni è il paziente che deve pagare il trasporto a casa e, soprattutto in alcuni orari come la notte le tariffe sono salate. Per il trasferimento da ospedale a ospedale l’Asst deve capire che non può pretendere il servizio gratis. Non si può pretendere che una croce tenga ferma un’ambulanza in attesa della chiamata dell’ospedale. I volontari già fanno i salti mortali per l’emergenza. L’Asst, ripeto, dovrebbe fare un bando di gara e stilare una convenzione con il vincitore».

Cristina Vercellone


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