Sulla Marcegaglia l’incubo dei tagli

Sulla Marcegaglia l’incubo dei tagli

Marcegaglia conferma i 55 esuberi su 112 dipendenti a Graffignana e mentre si avvicina la fine del primo anno di contratto di solidarietà nello stabilimento lodigiano, i sindacati lanciano un grido d’allarme sulla situazione a livello di gruppo. Si è tenuto ieri nel Mantovano l’incontro tra i vertici nazionali di azienda e Fim, Fiom e Uilm per fare il punto sulla situazione produttiva del gruppo, sulle prospettive future di ogni singolo stabilimento e sulle relative conseguenze occupazionali. La situazione generale del settore siderurgico è stata descritta da Marcegaglia come «drammatica» nel mondo, con una situazione di tenuta del gruppo nel mercato interno a fronte però di oltre 600 milioni di investimenti negli ultimi quattro anni. Il quadro complessivo e quello dei singoli stabilimenti che ne è uscito è preoccupante. A lanciare l’allarme è stato il coordinamento Fiom Cgil Marcegaglia. Per lo stabilimento di Graffignana dove da gennaio 2012 è in applicazione il contratto di solidarietà per 112 dipendenti su 115, «Marcegaglia ha espresso la volontà di affrontare il problema dell’eccedenza di personale rispetto agli attuali volumi di produzione». Il coordinamento nazionale Fiom Marcegaglia parla apertamente di «ridimensionamento occupazionale in stabilimenti come Graffignana» e altri, e annuncia la sua contrarietà «al possibile ricorso alla mobilità per lo stabilimento di Graffignana». «Purtroppo la situazione di Graffignana è difficile, e anche gli stessi esuberi non sono una novità perché già previsti nel contratto di solidarietà - spiega il segretario lodigiano Fiom Cgil Giovanni Ranzini -. La solidarietà è applicata proprio per evitare la mobilità, e quindi non stupisce più di tanto quanto emerso dall’incontro. Piuttosto bisogna capire quanto grave sia la crisi a livello di gruppo e cosa questo comporti sui singoli stabilimenti». Al momento di sottoscrivere il contratto di solidarietà a Graffignana erano già stati individuati 55 esuberi che al termine della sua applicazione dovranno essere ritirati o confermati e tramutati in mobilità. Gli annunci della società sembrano andare nella direzione di una conferma. L’accordo prevedeva anche un secondo anno di solidarietà, ma ora sullo sfondo c’è l’incubo di un ridimensionamento occupazionale accelerato. «Spero vivamente che l’azienda non voglia rompere l’accordo per il secondo anno di solidarietà - dice Giovanni Ranzini -. Lo stabilimento ora sta lavorando al 50 per cento della sua capacità e della sua forza lavoro, ma in un altro anno la situazione potrebbe cambiare molto. Pur in un quadro di difficoltà, non credo tuttavia siano in arrivo brutte sorprese imminenti, anche se purtroppo in questi tempi ci dobbiamo aspettare di tutto».

An. Ba.


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