Stop dell’usato sulle bancarelle, a Codogno il mercato torna a parlare italiano
Gli ambulanti italiani ritrovano il sorriso a Codogno

Stop dell’usato sulle bancarelle, a Codogno il mercato torna a parlare italiano

Alcuni ambulanti con le norme antiCovid non sono riusciti a cambiare fornitori e sono dunque rimasti esclusi

I banchi dei cinesi ormai sono una “rarità”, e dal ritorno in piazza dopo il lockdown si contano sulle dita di una mano anche pakistani e marocchini che vendevano indumenti usati.

Il mercato di Codogno è tornato a parlare “italiano” e lo testimoniano gli ambulanti che, in questi anni, hanno tenuto duro, schiacciati dalla concorrenza e dai prezzi “discount”, e oggi vedono riaffacciarsi la vecchia clientela.

È l’effetto Covid-19, e dell’ordinanza comunale adottata in piena emergenza che vieta il commercio dell’usato proprio per ragioni igienico-sanitarie. Così a fronte dei pochi che ce l’hanno fatta a riconvertire l’attività, molti altri sono spariti. «Per poter lavorare ho dovuto cambiare la merce, ma faccio questo mestiere da 12 anni e la mia clientela è abituata al vintage per cui con i prodotti nuovi non viene più come prima – lamentava ieri l’ambulante marocchino con il banco vicino alla parrocchiale -. Ho chiamato anche stamattina in Comune (ieri, ndr) per sapere se c’erano novità, ma è tutto uguale».

Il venditore, in un buon italiano, spiegava come un amico pakistano, invece, non è riuscito a cambiare fornitori ed è rimasto tagliato fuori. Al mercato non viene più. Facendo un giro in piazza in effetti ieri lo si vedeva a colpo d’occhio che i banchi sono per lo più italiani. Gli storici che da una vita vendono prodotti made in Italy, di aziende magari piccole, anche loro legate al mercato per sopravvivere. «Dobbiamo dire la verità, dopo il lockdown abbiamo visto una ripresa – spiegano Giuseppe Chiaramonte e la figlia Tiziana, che portano avanti l’attività da quattro generazioni -. Il Covid aiuta più noi italiani perché la gente ha paura a toccare la “roba” e si ritrova di più sui banchi dove c’è una certa igiene». La conferma arriva da Gionata: «Durante l’emergenza ci sono sempre stato, ho fatto le consegne a casa e tanta pubblicità, con l’aiuto di mia figlia perché sono un “dinosauro”, e sono contento perché i miei clienti sono tornati». Non che gli affari vadano per tutti bene. L’emergenza ha lasciato anche strascichi negativi, a cominciare dal fatto che «molti si sono abituati a comprare online», depreca Daniela dell’abbigliamento per bambini. Ci sono meno soldi e resta la paura del domani. Ma sulla nuova geografia della piazza non ha dubbi Danilo di Romano calzature: «I cinesi vendono i banchi per acquistare bar ed esercizi commerciali, e sono calati anche marocchini e pakistani per via delle norme anti-Covid».


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