Stop alle gite: «Siamo in ginocchio»

Stop alle gite: «Siamo in ginocchio»

Grido di dolore dei titolari delle ditte di autotrasporto lodigiane: «In questa stagione facevamo il 50% dei ricavi»

È la segnalazione di una donna in lacrime, preoccupata per il lavoro del figlio, autista in una ditta di autobus del Bresciano, a gettare luce su un settore che rischia di uscire a fatica dal baratro scavato dall’epidemia di Covid.

Le spese che si accumulano, il lavoro che manca e mancherà per chissà quanto: Pierantonio Passerini, titolare di Autotrasporti Passerini di Fombio, specializzata in noleggio pullman con conducente, ipotizza anche l’ipotesi estrema, quella di dichiarare fallimento.

L’azienda, che rientrava nella zona rossa, è stata bloccata a febbraio: «Avevamo già tutte le prenotazioni, dei viaggi organizzati con le scuole, ma nel giro di un paio di giorni è stato tutto bloccato: da due mesi i pullman sono in garage a prendere polvere - spiega il titolare della piccola azienda -. I dipendenti al momento sono in cassa integrazione, mi chiedono quando potrò tornare a dare gli stipendi ma non posso saperlo, ed è terribile. C’è tutto il tema dei debiti: per stare sul mercato e lavorare con le agenzie di viaggio, dobbiamo avere dei mezzi al passo coi tempi, e quindi ogni azienda ha sempre un leasing per l’acquisto di un nuovo pullman. Si tratta di spese importanti, che non puoi ripagare se non lavori» spiega Passerini che, nel frattempo, ha già provato a mettere in vendita alcuni mezzi, «ma è tutto fermo, tutti vendono e nessuno compra, e quindi ho sostanzialmente un capitale bloccato».

L’azienda ha un contratto con quattro comuni della Bassa per il trasporto scolastico: «Per quello vedremo come saranno le regole a settembre quando riapriranno le scuole: effettuare il servizio tenendo la distanza è difficile, magari si potranno scaglionare gli orari di entrata e uscita. È una riflessione che faremo con i sindaci. Ma intanto bisogna arrivare a settembre, e mancano quattro lunghi mesi». Gran parte del fatturato, peraltro, non era dato dai pulmini scolastici, ma dalle gite, che ovviamente sono state tutte sospese: «Le gite scolastiche ci davano il 50 per cento dei ricavi, e poi in questo periodo c’erano le gite organizzate dalle parrocchie, magari a Lourdes o Medugorje: tutto saltato. Magari se ne riparlerà a settembre, ma andare all’estero sarà complesso, non ci sono certezze. Per ora si salvano quelli che hanno le linee di trasporto pubblico, ma gli altri sono in estrema difficoltà».

La speranza di un sostegno dalle istituzioni è appesa a un filo: «Abbiamo fatto richiesta per i famosi seicento euro, ma quelli bastano per fare la spesa tre volte, non per salvare l’azienda. C’è poi il prestito di 25mila euro garantito dallo Stato, ma non so se vale la pena di indebitarsi per pagare leasing e mutui che, per ora, ho sospeso, ma che a maggio riprenderanno».

Anche la storica ditta Autoservizi Forti conferma quanto la situazione sia critica: «Purtroppo questa epidemia ha spento completamente il settore – racconta Ettore Forti -: è vietato muoversi. Forse a maggio si potrà ripartire, magari distanziando i passeggeri, usando un posto sì e uno no. Ma è difficile, perché così ovviamente si può trasportare la metà delle persone, e i costi raddoppiano. In questi mesi si gioca il 70 per cento del fatturato, e noi avevamo davanti una stagione ottima, avevamo vinto gare con distretti scolastici e molte prenotazioni, ma da un giorno all’altro è saltato tutto. La nostra associazione di riferimento, Anav, sta facendo il possibile per portare le nostre problematiche a chi di dovere, ma per ora non si sa ancora nulla».


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