Sos ictus, oltre 350 i casi all’anno ma tanti arrivano tardi all’ospedale
Una equipe di professionisti al lavoro all’ospedale di Lodi

Sos ictus, oltre 350 i casi all’anno ma tanti arrivano tardi all’ospedale

L’appello dei medici: «Solo il 30% dei pazienti può sottoporsi alla trombolisi, la cura d’emergenza»

Nel Lodigiano vengono ricoverati oltre 350 pazienti all’anno colpiti da un ictus. Solo il 30 per cento però può sottoporsi alla trombolisi, la cura d’emergenza per liberare i vasi ostruiti. Gli altri arrivano in ospedale troppo tardi. Sono quelli che hanno tergiversato prima di allertare il 118, hanno chiamato l’amico, il parente, il vicino di casa, sono andati a dormire sperando di stare un po’ meglio il giorno dopo. L’equipe della stroke unit (accreditata come servizio di secondo livello) della neurologia di Lodi guidata da Angelo Zilioli lancia un appello: «Non aspettate a chiamare il 118. Fatelo subito».

Elisabetta Domina neurologa di Lodi

Elisabetta Domina neurologa di Lodi

Elisabetta Domina neurologa di Lodi

«I fattori di rischio - spiegano i tre specialisti di Lodi Elisabetta Domina e Simona Iurlaro, reduci da importanti master nelle più importanti stroke d’Italia e Angelo Zilioli, che è anche primario - sono l’ipertensione, il diabete, il colesterolo alto e la fibrillazione atriale. L’assistenza ai pazienti con l’ictus a Lodi funziona a partire dal pronto soccorso».

A Lodi , «i pazienti molto gravi vanno in stroke unit, in terapia intensiva, altrimenti in uno dei 4 letti monitorati del reparto di neurologia. Se i malati vengono ricoverati in terapia intensiva possiamo contare sulla collaborazione di rianimatori, cardiologi e pneumologi. Poi iniziano la fisioterapia precoce e la logopedia, fondamentali per il recupero».


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