«Sono fiero del mio Paese, Codogno luogo simbolo»
Il presidente Mattarella al concerto dedicato alle vittime del Covid (ufficio stampa Quirinale)

«Sono fiero del mio Paese, Codogno luogo simbolo»

L’intervento del capo dello Stato che lunedì in occasione del concerto al Quirinale dedicato alle vittime ha chiesto unità morale per superare la crisi

«Domani mi recherò a Codogno, luogo simbolo dell’inizio di questo drammatico periodo, per rendere omaggio a tutte le vittime e per attestare il coraggio di tutte le italiane e tutti gli italiani, che hanno affrontato in prima linea, spesso in condizioni estreme, con coraggio e abnegazione, la lotta contro il coronavirus». Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del «Concerto dedicato alle vittime del coronavirus» nel 74° anniversario della Festa Nazionale della Repubblica nei Giardini del Quirinale.Dai giardini del Quirinale il presidente è intervenuto per lanciare un messaggio: «L’Italia in questa emergenza ha mostrato il suo volto migliore. Sono fiero del mio Paese» ha detto. Poi ha fatto appello «all’unità morale», un invito rivolto al Paese, ma anche ai partiti (il centrodestra oggi sarà in piazza). Il capo dello Stato ha chiesto di tornare allo spirito costituente, per uscire da quello che definisce «un incubo globale». E anche se il cammino è ancora lungo, se ne uscirà «soltanto insieme», come allora nel 1946. «Mi permetto di invitare, ancora una volta, a trovare le tante ragioni di uno sforzo comune, che non attenua le differenze di posizione politica né la diversità dei ruoli istituzionali», ha spiegato. Perché la festa della Repubblica quest’anno più che mai «interpella tutti coloro che hanno una responsabilità istituzionale - a partire da me naturalmente - circa il dover di essere all’altezza» del dramma di questi mesi. «C’è qualcosa che viene prima della politica e che segna il suo limite: qualcosa che non è disponibile per nessuna maggioranza e per nessuna opposizione: l’unità morale, la condivisione di un unico destino, il sentirsi responsabili l’uno dell’altro. Una generazione con l’altra. Un territorio con l’altro. Un ambiente sociale con l’altro. Tutti parte di una stessa storia. Di uno stesso popolo». «Siamo tutti chiamati a un impegno comune contro un gravissimo pericolo che ha investito la nostra Italia sul piano della salute, economico e sociale». «Le sofferenze provocate dalla malattia non vanno brandite gli uni contro gli altri», ha detto. Il 1 giugno, per tradizione, il Quirinale fa un ricevimento. Quest’anno si è tenuto invece un concerto senza pubblico dedicato a tutte le 34mila vittime del Covid19, «a chi è morto solo, al ricordo dei tanti affetti spezzati», ha ricordato il Presidente. «Siamo orgogliosi di quanto hanno fatto tutti gli operatori della sanità e dei servizi essenziali che, spesso rischiando la propria salute hanno consentito all’intera nostra comunità nazionale di respirare mentre la gran parte delle attività era ferma». Mattarella ha quindi indicato la via per uscire dalla crisi: la nascita della Repubblica, il 2 giugno 1946. «Segnava anch’essa un nuovo inizio. Superando divisioni che avevano lacerato il Paese, per fare della Repubblica la casa di tutti, sulla base dei valori di libertà, pace e democrazia».


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