«Siamo tornati come a marzo, gli ospedali sono vicini al collasso»
Giampaolo Vitali, 22enne di Melegnano

«Siamo tornati come a marzo, gli ospedali sono vicini al collasso»

Il racconto di Gianpaolo Vitali, di Melegnano, soccorritore della Croce Maria Bambina di Milano

Stefano Cornalba

«Non avremmo mai voluto rivivere il dramma di marzo, la nostra è diventata una missione, ma alla fine sconfiggeremo questo maledetto nemico». Tra parole cariche di sconforto ma anche di speranza, il 22enne “angelo del soccorso” di Melegnano Gianpaolo Vitali racconta così la nuova emergenza legata al Covid, che da ormai qualche settimana sta vivendo in prima linea a Milano e nell’intera provincia, dove è impegnato nella Croce Maria Bambina del capoluogo lombardo. «Non avremmo mai voluto rivivere la tragedia di marzo e aprile, ma la situazione è tornata a farsi drammatica, a Milano gli ospedali sono vicini al collasso - sono le sue parole -. L’altro giorno abbiamo trasportato in ospedale una 79enne in gravi condizioni, ieri (mercoledì per chi legge, ndr) abbiamo soccorso un 62enne vittima di un’improvvisa crisi respiratoria in strada mentre attendeva il tampone: sono momenti davvero strazianti, che ti segnano nel profondo, li porterò sempre con me». Dopo aver iniziato a 18 anni come volontario nella Croce bianca di Melegnano, Gianpaolo ha maturato la propria carriera lavorativa nella realtà milanese, dove da quasi un anno è impegnato tra le file della Croce Maria Bambina. «Tra marzo e aprile un giorno la settimana mi spostavo a Bergamo, era lì l’epicentro della pandemia, adesso si è spostato a Milano e in provincia - continua nel racconto -: anch’io ho il terrore di essere contagiato, la notte fatico ad addormentarmi, ma alla fine prevale sempre la voglia di aiutare il prossimo». Bardato con tuta, occhiali e altri dispositivi di sicurezza, ogni giorno e spesso anche di notte il 22enne di Melegnano si presenta puntuale a Milano per assolvere al suo compito, rispetto al quale può già vantare una vasta esperienza acquisita proprio nella realtà locale. «In un momento tanto delicato, emerge più che mai la missione di essere un medico, un infermiere, un soccorritore, un sanitario - ribadisce in conclusione -: sono vicino ai colleghi che soffrono, a fine turno crollano psicologicamente e piangono per quanto hanno vissuto o vivranno nei prossimi mesi. Li abbraccio virtualmente tutti, convinto che uniti sconfiggeremo finalmente e una volta per tutte questo maledetto nemico».


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