SENNA A Corte Sant’Andrea si riparte: tornano pellegrini da tutto il mondo
L’hospitaliero Gianni Favari, al centro, con gruppi di pellegrini bergamaschi e svizzeri davanti all’ostello (Scarioni)

SENNA A Corte Sant’Andrea si riparte: tornano pellegrini da tutto il mondo

L’ostello non ha mai chiuso ma solo ora è passata la paura del Covid

Sono tornati i pellegrini all’ostello di Corte Sant’Andrea. Arrivano anche da oltreoceano a sostare in riva al Po, durante il loro cammino sulla Via Francigena. «Noi siamo sempre stati aperti, anche durante lo scorso inverno - spiega l’hospitaliero Giovanni Favari -, però a causa della pandemia non è passato nessuno». Per l’ostello - aperto nel 2015 nella frazione di Senna Lodigiana e gestito da dieci volontari - infatti, «Il Covid non aveva imposto una chiusura e noi siamo rimasti aperti per sicurezza. Ovviamente, non letteralmente con la porta aperta, ma disponibili. Come anche nel Medioevo, quando c’era la peste, ma i pellegrini passavano comunque».

È però solo nelle ultime settimane che i pellegrini sono ricomparsi. «Sono passati olandesi, francesi, canadesi, svizzeri, piemontesi, valdostani, bergamaschi e bresciani. Alcuni mi scrivono via mail o mi telefonano per dire che stanno arrivando; anche se il vero pellegrino arriva senza avvisare, abbiamo anche queste modalità più tecnologiche», racconta Favari. Ad accoglierli ci sono oltre 20 posti letto, connessione internet, frigorifero e docce a disposizione e ovviamente sono previste e rispettate tutte le misure anti Covid, come la misurazione della temperatura e il liquido disinfettante. «Abbiamo tutto, anche una documentazione per chi vuole informazioni sulla Francigena - chiarisce l’hospitaliero -. Prima del Covid venivano anche degli studenti, ad esempio da Casale, in bici».

Quando i pellegrini, partiti da diversi punti della Francigena, arrivano a Corte Sant’Andrea «oltre a offrire ospitalità, passiamo del tempo con loro e ci si confrontiamo. Il bello è che sono tutti contenti perché si muovono e lo siamo, anche noi. Arrivano dai luoghi più disparati, persino dal oltreoceano: chi arriva dal Canada o dall’America atterra a Zurigo e inizia la Francigena da Besançon - spiega Favari -. Quando sono arrivati degli svizzeri da Friburgo abbiamo intonato la Marsigliese per loro. Fortunatamente io parlo tedesco e un altro volontario parla inglese, perciò riusciamo a comunicare con tutti».

Di tutto questo l’hospitaliero non può che essere molto contento. «Vengono anche tanti giovani, ricevo tantissime telefonate per sapere se abbiamo posto: la Francigena sta diventando come il Cammino di Santiago».n


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