Il sacrificio dei medici di famiglia

Il sacrificio dei medici di famiglia

Dopo Giuseppe Borghi e Ivano Vezzulli il virus si è portato via anche Marcello Natali. Il presidente dell’Ordine del Lodigiano Massimo Vajani: «Così non può continuare»

Se n’è andato, a soli 57 anni, Marcello Natali, medico di Caselle Landi. Natali, considerato un maestro per i colleghi più giovani, aveva l’ambulatorio, oltre che a Caselle, anche a Codogno e Castelnuovo. Segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), qualche giorno fa era intervenuto per sollecitare la fornitura di presidi sanitari per i medici di famiglia. Natali è il terzo medico che se ne va nel giro di poche ore, dopo i colleghi Giuseppe Borghi e Ivano Vezzulli. Parole di cordoglio, ma anche di indignazione, ieri, sono arrivate dal presidente dell’Ordine dei medici Massimo Vajani che ha inviato il suo appello al ministro della Salute Roberto Speranza e al presidente della Fnomceo Filippo Anelli.

«Nel rispetto dei propri doveri istituzionali, l’ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Lodi - ha scritto - si fa interprete del dolore dei medici di famiglia lodigiani che nelle ultime due settimane hanno perso tre colleghi, morti per un’infezione contratta durante il loro lavoro. Avremo modo di ricordare ognuno di loro, di sottolineare il loro impegno e la loro dedizione ma ora ci preme segnalare con forza che così non si può continuare. Il mondo ci sta guardando: noi vogliamo che i nostri medici, che sono la risorsa più preziosa del nostro sistema sanitario, siano tutelati adeguatamente; ad oggi i medici di famiglia lodigiani sono costretti ad affrontare ogni giorno il rischio di infezione privi delle necessarie protezioni. Insistiamo perché vengano potenziate le unità di intervento domiciliare che, adeguatamente protette e organizzate, possano svolgere sul territorio la valutazione di coloro che devono essere ricoverati o necessitano di accertamenti e cure non praticabili a domicilio. Non possiamo accettare richieste, quando non intimidazioni, per eseguire visite senza disporre di adeguata tutela». Per Vajani «gli studi medici devono essere chiusi al pubblico e l’attività ambulatoriale deve essere preceduta dalla valutazione telefonica. I medici di famiglia stanno svolgendo un’incessante e faticoso lavoro nei confronti della popolazione, disorientata e spaventata. Il prezzo pagato dalla categoria è inaccettabile da parte di qualunque paese civile. Ai familiari dei medici deceduti va tutto il nostro affetto, unito all’orgoglio di aver lavorato con i loro cari». «Adesso - aggiunge Vajani - ci sono 5mila lodigiani senza un medico. Non si possono mandare così i dottori allo sbaraglio. Natali era un grande amico, una persona sincera, disponibile per tutti, molto competente».


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