Screening per cinque comunità, Galli “chiama” anche Borghetto e Carpiano

Screening per cinque comunità, Galli “chiama” anche Borghetto e Carpiano

Lo studio epidemiologico partirà lunedì prossimo a Castiglione

BORGHETTO Sarà condotto anche a Borghetto lo studio epidemiologico che il professor Massimo Galli dell’ospedale Sacco ha già da tempo annunciato per Castiglione. La ricerca non è supportata da Regione Lombardia. A confermare che il lavoro sarà svolto anche a Borghetto è stato lo stesso direttore delle malattie infettive del Sacco nel corso di un’intervista rilasciata a Selvaggia Lucarelli. Lo studio partirà lunedì prossimo da Castiglione, poi saranno presi in esame Carpiano nel Sudmilano, Vanzaghello nell’Alto Milanese, Suisio nella Bergamasca e appunto Borghetto Lodigiano.

Lo studio mira a valutare la reale diffusione del virus in alcuni comuni toccati in maniera diversa dal contagio, ma con alcune caratteristiche simili. La logica è stata quella di scegliere comuni dislocati in punti diversi rispetto a Milano e tutti più o meno con lo stesso numero di abitanti. Dal punto di vista procedurale, saranno eseguiti test rapidi per la determinazione degli anticorpi anti Sars Cov 2, il coronavirus responsabile del Covid-19. In base a questi risultati, potrà quindi essere eseguito un prelievo di sangue ed eventualmente effettuato un tampone in tutti i positivi. Sulla base di questi dati (oltre a individuare eventuali focolai) si potrà dedurre la reale diffusione del contagio.

«È stata una sorpresa anche per noi sapere di essere dentro il progetto - spiega il sindaco di Borghetto Giovanna Gargioni -. Dopo aver letto della ricerca su Castiglione, la settimana scorsa avevo contattato il professor Galli dando la nostra disponibilità a partecipare a un’eventuale estensione della ricerca. Nel giro di un giorno mi ha chiamato spiegandomi sommariamente il progetto e dicendomi che avrebbe preso in considerazione la nostra disponibilità. Poi abbiamo appreso anche noi dalla stampa di essere dentro, anche se ancora non abbiamo avuto alcuna comunicazione, né ufficiale né informale». Il progetto non è supportato né sostenuto economicamente da Regione Lombardia. I costi sono coperti da sponsor, mentre ai Comuni verrà chiesto supporto logistico e organizzativo. I test saranno condotti su un campione di popolazione aderente in modo spontaneo.

«Avevamo a bilancio alcune risorse destinate agli eventi e alla Fiera di Maggio, che non hanno più scopo, e quelle risorse ho sempre detto che sarebbero state messe a disposizione per gli aspetti sanitari – commenta Giovanna Gargioni -. Siamo tra i comuni lodigiani più toccati dal virus, e credo che una ricerca del genere possa essere molto utile sia dal punto di vista scientifico sia dal punto di vista conoscitivo. Spero che anche la popolazione risponda con lo stesso entusiasmo nostro a questa occasione importante». Nei prossimi giorni ci saranno nuovi contatti per definire meglio modi e tempi del progetto.

CARPIANO Uno screening di massa capace di fornire dati, informazioni ed indicazioni «utili a tracciare linee guida di una strategia efficace nel contrasto al virus», e ci sarà anche Carpiano tra i “comuni campione” presi in esame dall’equipe universitaria guidata dal professor Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. A confermare la notizia, ufficializzata solo ieri pomeriggio con l’approvazione del protocollo di attuazione, è lo stesso sindaco di Carpiano, Paolo Branca, che spiega come il suo comune sarà uno dei cinque scelti dall’equipe guidata da Galli. Oltre a Carpiano, i ricercatori svolgeranno infatti i test a Castiglione d’Adda, uno dei principali focolai dell’epidemia, a Suisio, provincia di Bergamo, a Borghetto e a Vanzaghello. «La scelta di Carpiano – spiega Branca – nasce essenzialmente da due fattori di interesse: il numero di residenti congruo, sotto le quattromila unità, e la posizione strategica di un comune crocevia tra tre province». Carpiano dunque, come “trait d’union” tra il Lodigiano primo focolaio e la città di Milano.

I test, presumibilmente a partire dalla prima settimana di giugno, verranno effettuati presso il centro civico comunale dove i sopralluoghi messi in atto nei giorni scorsi dallo staff di ricercatori universitari ha «evidenziato spazi e sistemazioni ottimali per garantire un regolare svolgimento. A tutto il contorno logistico – spiega ancora Branca – provvederemo noi con il coinvolgimento della Protezione civile e di appositi servizi per pulizia e smaltimento materiali usati. Abbiamo anche attivato una rete di contatto con i medici di base per una prima fase di individuazione di soggetti giudicati interessanti per i test».

L’intera operazione si svolgerà in due fasi, una prima che interesserà 150/200 persone selezionate dai medici di base in relazione a dati clinici giudicati “rilevanti”. Nella seconda fase i test saranno effettuati a chiunque abbia compiuto i 12 anni di età. Prevista una prima “scrematura”, con l’uso di stick indicatori della presenza o meno di anticorpi specifici. In questo modo, spiega Branca «avremo un primo check sulla presenza o meno del virus individuando chi è negativo». In caso di negatività, però, uno su dieci verrà sottoposto anche ad ulteriore accertamento, precauzione necessaria a validare i risultati ottenuti con lo stick. In caso invece di positività, si procederà con il test sierologico, prelievo venoso, in grado di stabilire il conteggio di Igm specifiche. «A questo punto si procederà poi con quanto previsto per controllo e delimitazione del virus. È chiaro però – precisa Branca – che resta, con qualunque risultato, la necessità di mantenere le regole di sicurezza previste».


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