SANT’ANGELO «La telefonata del Papa in pieno luglio e la corsa in treno a Roma per parlargli» - Guarda il racconto completo
Pellegrini, Pallavera e Rinaldi a Sant'Angelo

SANT’ANGELO «La telefonata del Papa in pieno luglio e la corsa in treno a Roma per parlargli» - Guarda il racconto completo

Pallavera ospite in municipio per il libro dedicato al missionario lodigiano che ha battezzato Francesco

Era il 13 luglio 2020, in piena pandemia, quando Ferruccio Pallavera ricevette nel primo pomeriggio una telefonata sul cellulare da un numero nascosto. «Lì per lì pensai al solito scocciatore che voleva farmi cambiare compagnia telefonica, invece dall’altra parte c’era Papa Francesco, che aveva ricevuto la mia lettera e mi pregava di raggiungerlo a Roma, a Casa Santa Marta, perché aveva recuperato in una vecchia scatola di scarpe le foto della sua giovinezza a Buenos Aires, comprese quelle con il missionario lodigiano don Enrico Pozzoli».

E così Pallavera, giornalista, a lungo direttore de «il Cittadino» - impegnato in quel momento nella stesura della biografia di don Pozzoli, il sacerdote di Senna Lodigiana che ha battezzato Papa Francesco - si è ritrovato su un Frecciarossa semivuoto («il Covid infuriava e così i posti disponibili sui treni erano stati ridotti drasticamente») e poche ore dopo, prima al cospetto delle algide guardie svizzere e poi, da solo, a Casa Santa Marta, dove vive Francesco, «in una stanzetta dai soffitti altissimi».

«Francesco bussò alla porta, e mi fece specie che il padrone di casa chiedesse permesso, poi mi dedicò un’ora intera, fornendomi un’infinità di notizie per completare il libro». E al cronista esperto quell’ora passata con il Pontefice (inizialmente dovevano essere solo trenta minuti) è sembrata volare, «anche perché Bergoglio ha la capacità di metterti a tuo agio». Nessun registratore, solo un taccuino per annotare qualche appunto, da riscrivere poi a mente calda sulle pagine del computer. Dalle parole di Francesco emerge la figura di un missionario, don Pozzoli, di umile formazione ma che fece tanto, tantissimo per gli italiani in Argentina. Sposò i genitori di Francesco, li aiutò economicamente e l’anno successivo battezzò il piccolo Jorge Bergoglio. Don Pozzoli era un assiduo confessore, confessò decine di persone al giorno anche in tarda età. «Quando ho chiesto al Papa perché tutti a Buenos Aires andassero da quel missionario per confessare i propri peccati, Francesco con il sorriso sulle labbra mi ha risposto: “Forse perché da anziano era diventato un po’ sordo... ma questo non lo scriva”».

È dunque Bergoglio il testimone d’eccezione che Pallavera ha trovato («davvero non ci speravo, è stata una cosa inimmaginabile») per chiudere la biografia di don Pozzoli. “Ho fatto cristiano il Papa. Don Enrico Pozzoli, il missionario salesiano che ha battezzato Papa Francesco” (Libreria editrice vaticana) è stato presentato giovedì sera in municipio a Sant’Angelo nell’ambito della Rassegna Letteraria. Ad aprire la serata - la cui registrazione sarà disponibile sui canali social del Comune e della biblioteca comunale - è stata l’assessore alla Cultura Luisella Pellegrini. Pallavera ha dialogato con il direttore de «il Cittadino» Lorenzo Rinaldi.


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