Sant’Angelo, in tanti senza mascherina: allarme partitelle nei parchi
Un parco di Sant’Angelo

Sant’Angelo, in tanti senza mascherina: allarme partitelle nei parchi

Il Comune richiama al rispetto delle norme contro il covid, presto più controlli

Troppi ragazzi e per troppo tempo senza mascherina, impegnati non tanto a bere qualcosa tra amici al bar, quanto piuttosto a giocare a pallone. Allarme contatti rischiosi e troppi assembramenti per i campetti comunali polivalenti di viale Europa, a Sant’Angelo Lodigiano. Al punto che è stato l’assessore alla sicurezza e alle politiche sociali Domenico Beccaria a intervenire personalmente domenica pomeriggio, per disperdere il gruppo di giovani intenti a giocare a calcio, nonostante i divieti per tutti gli sport da contatto a livello amatoriale, complice la bella giornata di sole autunnale. Non è la prima volta che i campetti di viale Europa - a ridosso della piscina comunale - finiscono sotto i riflettori, sempre per assembramenti era accaduto nel periodo di emergenza primaverile, ma polemiche erano nate anche per alcune zone del centro storico, come il sagrato della Basilica dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini, trasformata in un campo da calcio improvvisato, e in notturna, da gruppi di giovani soprattutto nel fine settimana. E le immagini dei ragazzi accalcati sul sagrato, molti seduti uno vicino all’altro e senza mascherina, avevano suscitato indignazione sia per il mancato rispetto delle norme di prevenzione sia per il mancato rispetto per il luogo giudicato non consono insomma per le partitelle di calcio tra amici, con evidenti disagi anche per i residenti.

«Abbiamo chiesto controlli specifici al comando di polizia locale per verificare il rispetto delle norme nei parchi e in tutti quei luoghi che possono generare assembramenti - spiega l’assessore Beccaria - e anche l’aiuto dei carabinieri. Domenica mattina gli agenti del comando di polizia locale sono stati impegnati a ricordare a molti cittadini al mercato l’uso corretto della mascherina e domenica pomeriggio, considerato che non avevamo pattuglie a disposizione, sono intervenuto personalmente per parlare con i ragazzi e far capire loro che così non va bene per niente. Ho fatto capire loro che dovevano andarsene e capisco la loro situazione, il non sapere dove andare, ma ci sono dei divieti e vanno rispettati». Da qui l’appello ai giovani e alle loro famiglie, anche perché un’ora dopo il richiamo, i ragazzi erano ancora al loro posto. «I ragazzi devono essere responsabili e lo devono essere anche le famiglie: questo virus non è una barzelletta. I ragazzi possono contagiarsi e possono portare a casa il virus a genitori e nonni».


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