SAN ZENONE «Lo condizioni sono cambiate, la logistica C2 non esiste più»
L’area sulla quale era prevista la realizzazione della maxi logistica

SAN ZENONE «Lo condizioni sono cambiate, la logistica C2 non esiste più»

Secondo l’amministrazione si allontana la maxi area da oltre 13 ettari verso Sordio e Vizzolo

Sì alla logistica Vgp a Sordio, no al vicino gigante C2. Secondo gli amministratori pubblici di San Zenone ormai ci si può sbilanciare: tutti i segnali dicono che è diventato difficilissimo costruire l’insediamento di movimentazione merci da 235mila metri quadrati ad ovest della via Emilia, al confine di provincia e di tre comuni, Vizzolo, Sordio e San Zenone. Nulla a che vedere con la logistica Vgp-Gls il cui cantiere sarà avviato giovedì 1 luglio. Che si tratti di insediamenti del tutto diversi lo dicono la collocazione - la Vgp-Gls è a nord di Sordio, fra l’area industriale e il casello Teem A58, mentre il C2 sarebbe ad ovest - e le dimensioni: 1,3 ettari di capannone per Vgp-Gls, 13,5 ettari di sole costruzioni, dieci volte tanto, nel caso del futuribile C2. Che secondo gli amministratori torna ad addormentarsi nel mare delle ipotesi, senza un solo mattone messo sul terreno. «L’entrata in vigore del Ptm, il Piano territoriale metropolitano, ha cambiato tutte le carte - afferma con sicurezza Mario Rota, assessore all’urbanistica a San Zenone -. Il progetto del C2 dovrà misurarsi con i nuovi Piani di governo del territorio comunali collegati al Piano metropolitano. Il Ptm prevede che quando un’opera è di bacino, cioè sovracomunale per interesse, tutti i centri che ne risentono siano consultati, quindi l’intera area melegnanese e nord lodigiana. In queste condizioni dico che il C2 non esiste più. Non nella versione da 235mila metri quadrati con strutture alte fino a 12 metri». Il campus logistico produttivo dovrebbe tornare nel suo letargo sotto il mais. Per poi, forse, scrivere un nuovo capitolo. Sulla sua strada nel giro di meno di 24 mesi il C2 ha trovato le osservazioni al progetto avanzate dall’amministrazione di San Zenone, il ricorso amministrativo al Tar proposto da Sordio e infine un cambiamento importante di quadro urbanistico come il passaggio dal Ptcp, il Piano di coordinamento della provincia di Milano, al Ptm, il Piano territoriale metropolitano. «Quando noi abbiamo chiesto di modificare le volumetrie, le altezze e le mitigazioni, Immobiliare San Zenone, cioè il soggetto proponente, non le ha recepite o meglio non ha inoltrato un secondo piano aggiornato - prosegue Rota - e questo è stato il primo fattore di rallentamento. Di fatto il Piano di iniziativa privata non si è evoluto perchè non è pervenuta agli uffici comunali una versione modificata alla luce delle controdeduzioni nostre. Il secondo fattore è rappresentato dalla vicenda del ricorso amministrativo contro il C2 presentato da Sordio. Infine è mutato anche l’elemento urbanistico metropolitano, perchè il Ptm, il Piano metropolitano, non è equivalente al Ptcp».


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