San Rocco, rilancio per l’Auchan

Apertura di nuovi negozi e ampliamento della gamma: l’anno 2012 per l’Auchan di San Rocco al Porto sarà quello della rinascita. Il 9 gennaio scorso la società immobiliare del Gruppo Auchan che risponde al nome Immochan ha portato felicemente a termine un’importante operazione di acquisto di capitale diventando l’unica azionista della joint venture Gallerie Commerciali Italia. Che ha in mano la gestione commerciale e d’immagine degli esercizi presenti nell’area esterna alle casse dell’ipermercato, quella che a San Rocco al Porto è articolata su due piani e dove si concentrano negozi di abbigliamento, telefonia, il Flunch, gioielli e moltissimo altro. La formula che da sempre contraddistingue il marchio Auchan è proprio questo riuscito innesto: da una parte la grande distribuzione e dall’altra la vendita al dettaglio.

Il crollo del ponte sul Po il 30 aprile 2009 e il sopraggiungere della crisi internazionale avevano però messo in ginocchio l’economia del centro alle porte di Piacenza, tanto da costringere i manager del gruppo a sottoscrivere con i sindacati il contratto di solidarietà per tutti i 300 dipendenti. La sua scadenza è prevista a luglio di quest’anno, ma i mesi che la precedono ora serviranno a concretizzare i progetti di rilancio in agenda.

Ciò forti della totale autonomia decisionale che l’acquisto di capitale ha portato: «Questa operazione solidifica il legame con la società Immochan, che vuol dire beneficiare di una grande esperienza nella gestione immobiliare: benefici che quindi ricadranno nelle 46 gallerie che oggi Gallerie Commerciali Italia gestisce e quindi anche sul polo commerciale di San Rocco», spiega Claudio Ghidotti, direttore commerciale GCI Spa. L’effetto di questo cambiamento potrà essere presto avvertito dalla clientela, traducendosi in «ricommercializzazioni qualificate, con inserimento di insegne leader e un piano marketing mirato a riconquistare anche quella piccola parte di clientela che ha ridotto la frequenza di visita».

La scelta di fare spesa in un centro commerciale piuttosto che un altro è dettata da una sorta di «legame» che viene a crearsi tra il marchio e il consumatore, e a rafforzarlo o indebolirlo intervengono diversi fattori. Come riconosce lo stesso Ghidotti, per uno zoccolo duro che non ha mai smesso di venire all’Auchan vi è anche chi ha cambiato meta; ed è a recuperare i numeri dei tempi migliori che si punta adesso: «L’anno non è stato facile. I fatturati della galleria però sono scesi meno della media nazionale, un calo causato anche dalle minori domeniche di apertura rispetto al 2010 - osserva Ghidotti -. Ma la crescita del fatturato nonostante le minori aperture ci fa pensare che l’effetto traino darà dei risultati sulla galleria nel 2012. Risultati che dovrebbero essere ulteriormente migliorati dalle nuove aperture domenicali».

La strategia prevede inoltre di «migliorare il mix merceologico e un sostegno diretto della proprietà all’attività di comunicazione». E sono in corso «trattative con insegne molto performanti per la sostituzione di alcune attività che sono in difficoltà», un’opportunità per chi intende farsi avanti, sfruttando magari l’impegno di Gallerie Commerciali a valorizzare l’imprenditoria locale. «Siamo ovviamente disponibilissimi a valutare inserimenti di operatori locali in grado di portare solidità e risultati».

Il nuovo anno come avvio di un nuovo corso quindi, segnato tra l’altro dalle liberalizzazioni annunciate dal governo Monti; una novità che non spaventa affatto il gruppo: «È un’opportunità più che un pericolo: i fatturati dovrebbero risentirne positivamente - riflette Ghidotti -. Certo si richiede un po’ di sacrificio, ma i risultati arriveranno. E comunque valuteremo i dati fra qualche mese e se ci saranno delle tarature di orario da fare, garantendo il servizio da un lato e l’efficienza economica dall’altro, saremo i primi a introdurle. Le nostre società hanno accolto questo decreto perché consente a chi di mestiere fornisce un servizio pubblico di andare incontro alle nuovo abitudini ed esigenze che la famiglia moderna ci chiede».Laura Gozzini


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