SAN DONATO Malato di cuore e sulla carrozzina, al Policlinico una speranza per un 14enne ucraino
Il primario Giamberti, il 14enne ucraino Danil e la caposala De Vecchi

SAN DONATO Malato di cuore e sulla carrozzina, al Policlinico una speranza per un 14enne ucraino

Danil è stato operato con successo, ora l’obiettivo è risolvere i problemi che gli impediscono di camminare

Giulia Cerboni

Malato di cuore e costretto in carrozzina da una forte scoliosi, il 14enne Danil ha lasciato la casa famiglia dove viveva in Ucraina per essere curato presso il Policlinico San Donato. È stato un viaggio della speranza difficile per l’adolescente che nel suo Paese viveva in una struttura per orfani dove era inserito ormai da anni in quanto la madre aveva difficoltà a occuparsi di lui e dei suoi 5 fratelli. Ma l’affetto con cui i sanitari dell’ospedale hanno accolto e curato il giovane, che è arrivato impaurito, senza famigliari che lo accompagnavano, in una terra dove in pochissimi parlavano la sua lingua, lo hanno premiato. Dopo infatti due operazioni a cui era stato sottoposto a Kiev che non avevano avuto successo, l’intervento effettuato dal dottor Alessandro Giamberti - Responsabile delle unità di cardiochirurgia pediatrica presso il nosocomio del territorio - ha risolto i suoi grossi problemi di salute che erano causati da una malformazione congenita al cuore. E mentre Danil in questi giorni ha iniziato ad affrontare il periodo di riabilitazione, per lui si è già messa in moto un’organizzazione che guarda all’obiettivo di curare anche i problemi alla colonna vertebrale che non gli permettono di camminare.

La sua toccante storia è iniziata quando Giamberti ha chiesto alla referente della Onlus Nabat, legata alla comunità ucraina, se era a conoscenza di casi di pazienti cardiopatici in condizioni critiche che necessitavano di essere operati. Nei giorni successivi questa volontaria ha messo Giamberti in contatto con dei medici dell’istituto Amosov di Kiev i quali nel corso di un paio di videoconferenze gli hanno illustrato la situazione di Danil, che è nato affetto dalla tetralogia di Fallot e che ha sempre trascorso il suo tempo a letto o seduto a causa della scoliosi.

«Abbiamo fatto il possibile per fare arrivare quanto prima Danil in Italia - spiega Giamberti -: trattandosi di un minore non accompagnato, è stato necessario individuare un tutore legale, un’avvocatessa di Monza che è stata molto brava, dopodiché lui è stato accompagnato fino al confine alla Romania, che è un Paese con cui il Gruppo San Donato ha già aperto una collaborazione sanitaria, e a quel punto Danil ha potuto raggiungere l’Italia. Gli abbiamo tutti voluto bene da subito - osserva il luminare -, e le associazioni impegnate in ospedale hanno fatto il possibile per farlo sentire a proprio agio. In settembre - conclude il primario - il suo quadro clinico per l’aspetto ortopedico sarà analizzato dal professor Marco Brayda Bruno dell’ospedale Galeazzi, perché vogliamo vedere Danil camminare».


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