SAN DONATO La ricostruzione della tragedia: «Prima un lungo fischio, poi il boato»
I segni dell’impatto sulla palazzina colpita dal jet privato (Canali)

SAN DONATO La ricostruzione della tragedia: «Prima un lungo fischio, poi il boato»

Un testimone: «Mi è sembrato che il pilota stesse cercando di tornare indietro a causa di un guasto»

Prima un lungo fischio e poi una botta fortissima: «Quando siamo arrivati, abbiamo visto la palazzina bruciare, l’aereo era distrutto in mille pezzi». Con un misto di paura, spavento e incredulità per quanto accaduto non più tardi di un’ora prima, i residenti della zona attorno al terminal della metropolitana descrivono così la tragedia avvenuta a San Donato esattamente alle 13.09, a causa della quale sono morti il pilota e tutti i sette passeggeri dell’aereo privato finito contro lo stabile, tra i quali c’è anche un bambino di poco più di un anno. «Io abito in via Fermi, poco dopo le 13 ho sentito un lungo fischiettio, a cui è seguita una gran botta - afferma un 45enne di San Donato -. Quando ho visto il gran fumo, mi sono subito precipitato in via Marignano: è stato allora che ho visto la palazzina in fiamme, le macchine attorno distrutte e l’aereo in mille pezzi». Non dissimile il racconto di quanti vivono nella zona della via Emilia, quartiere residenziale con la presenza di svariati nuclei condominiali e diversi negozi, tra cui alcuni ristoranti aperti al momento dell’incidente.

«Dopo la partenza da Linate, l’aereo ha sorvolato l’area della statale prima di effettuare una virata anomala, quasi che il pilota si fosse accorto del guasto e volesse tornare verso l’aeroporto o comunque trovare un’area dove atterrare in condizioni di sicurezza - chiariscono alcuni di loro -. Poi non l’abbiamo visto più, dopo pochi attimi si è sentita un’esplosione fortissima, l’aereo in picchiata si era schiantato contro la palazzina a pochi metri dal terminal della metropolitana».

Con l’area del disastro completamente transennata e controllata da polizia, carabinieri, militari della guardia di finanza e vigili urbani, continuano le operazioni di soccorso e messa in sicurezza da parte dei vigili del fuoco con i sanitari del 118 e i volontari della Protezione civile attorno alla palazzina andata a fuoco, dove le dieci macchine presenti nella zona sono andate completamente bruciate. «L’impatto è stato violentissimo, si è trattata di una vera e propria esplosione - chiarisce quindi il funzionario dei vigili del fuoco di Milano Carlo Cardinali davanti a decine di giornalisti e a una selva di telecamere -: siamo intervenuti con sette mezzi di soccorso, il duplice obiettivo era da un lato di domare l’incendio e dall’altro di salvare gli occupanti dell’aereo, ma purtroppo in questo caso si è rivelato tutto inutile».

Con i pezzi del velivolo ritrovati nell’area verde a decine di metri di distanza, arriva anche un gruppo di giovani residenti nel quartiere milanese di Rogoredo. «Abbiamo sentito una gran botta, ma non pensavamo a questo disastro», dichiarano all’unisono mentre è continuo il via vai di gente attorno all’area della tragedia, dove non è stato comunque sospeso né il servizio della metropolitana né quello degli autobus, il cui capolinea è stato in ogni caso spostato perché si trovava proprio nella zona della palazzina andata a fuoco, che era ancora in costruzione e in origine doveva ospitare una stazione dei pullman.

Con l’arrivo dei sindaci di Milano Giuseppe Sala e San Donato Andrea Checchi, proseguono intanto le indagini sul luogo della tragedia, che confermano la violenza devastante del disastro aereo. «Ero in veranda proprio davanti allo stabile, sono stata tra i primi a chiamare i soccorsi - conclude una 55enne residente nell’area della via Emilia -: è stata davvero una botta incredibile, ma solo quando ho visto lo stabile in fiamme mi sono resa conto della tragedia».


© RIPRODUZIONE RISERVATA