San Donato: «Il pilota aveva chiesto di rientrare a Linate»

Secondo i tecnici c’è stato un problema improvviso al motore, per un guasto alla turbina o l’impatto con uno stormo di uccelli

Aveva chiesto di rientrare a Linate, poche miglia di volo dopo il decollo, il miliardario romeno Dan Petrescu, pilota dell’aereo Pilatus Pc-12 che domenica poco dopo le 13 è precipitato a San Donato provocando la sua morte e quella di altri 7 passeggeri, quasi tutti suoi parenti. Nessuna motivazione apparente comunicata alla torre di controllo per il cambio di rotta, solo poche parole in inglese per informare della “piccola deviazione” (little deviation) e la richiesta di un vettore, ossia una pista per il rientro. Nessun allarme, nessuna indicazione di problemi di bordo prima che l’aereo sparisse dai radar per schiantarsi contro una palazzina nel parcheggio della M3, che domenica era vuota, perché sono in corso i lavori di ultimazione per l’apertura di uffici.

«Il pilota potrebbe essersi ritrovato con l’unico motore in avaria durante il decollo e in queste circostanze c’è davvero poco da fare»: è la prima opinione di Lucia Soffientini, ingegnere e socio della Air Worthy di Lodi, impresa di gestione del mantenimento della navigabilità aerea, nonché esperta anche nell’analisi delle “scatole nere”, sulla tragedia di domenica a San Donato, quando alle 13.07 un aereo Pilatus PC-XII 47E con il proprietario (e pilota) e 7 passeggeri a bordo si è schiantato contro un deposito del’Atm, nell’area del terminal della metropolitana, dopo essere precipitato da circa 1.500 metri. «I Pilatus sono considerati affidabili, e appartengono alla categoria dei “non complex, non commercial motorpower aircraft”, con una massa inferiore ai 5.500 chilogrammi, per i quali non è obbligatoria una “scatola nera”. Da quanto ho letto era comunque dotato di un lightweight data recorder”, che registra alcuni parametri anche del motore, e che ci racconterà cosa è successo».

Sulla base delle testimonianze raccolte dai giornalisti, è emerso che dal motore uscivano fumo e fiamme e che la caduta dell’aereo è stata accompagnata da un sibilo durato vari tre secondi, come una bomba in caduta libera: «Sulla base di questi racconti posso pensare o a una rottura della turbina che aziona l’elica, dato che si tratta di un turboprop, e non con motore a pistoni, oppure di un “birdstrike”: uno o più uccelli aspirati dal motore. Nella fase di decollo tutta la potenza è utilizzata per prendere quota e se manca il motore è molto difficile impostare manovre di emergenza. Il sibilo, soprattutto se i testimoni diranno agli inquirenti che non era accompagnato dal rumore del motore, può essere indicativo di una picchiata. La rotta che può far pensare a un tentativo di rientro verso Linate per atterrare mi può far pensare che il pilota abbia avvertito delle vibrazioni. Bisogna capire se ha lanciato il “may day”, che avrebbe portato la torre di controllo a interrompere tutti i voli e liberare la pista, o se invece era così preso a gestire la situazione da non aver avuto il tempo di farlo». Riguardo alla manutenzione, l’ingegnere ha pochi dubbi: «Tra i nostri clienti abbiamo proprietari che volano con i loro aerei e sono i più maniacali, l’immatricolazione romena non vuole dire nulla perché anche là valgono le regole dell’Ente europeo dell’aviazione civile, e non credo che un miliardario risparmierebbe sulla manutenzione di un aereo sul quale porta tutta la famiglia».

Chi abita nei pressi di Linate però è preoccupato: «Da 5 anni a questa parte le regole per l’aviazione generale sono diventate stringenti come quelle per l’aviazione commerciale. E per Milano un city airport è una risorsa importante. Il London City Airport vede decolli e atterraggi di aerei di ogni dimensione ogni 5 minuti eppure non è considerato pericoloso. Questo incidente sarà, come tutti, chiarito in pochi mesi dall’Enav e darà informazioni per migliorare la safety, che dovranno essere rispettate da tutti».

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