Riparte la caccia ma dopo il covid le doppiette sono il 12% in meno
Cacciatori impegnati a puntare le loro prede in aperta campagna (Foto by Archivio)

Riparte la caccia ma dopo il covid le doppiette sono il 12% in meno

C’è chi è mancato e chi ha deciso semplicemente di lasciare. È allarme per la scarsa selvaggina

Calano le doppiette in giro per la provincia di Lodi, mentre le volpi sono proliferate al punto da mettere a rischio la selvaggina. Al via domani la stagione venatoria 2020-2021, che dura fino a gennaio. I cacciatori sono circa 2.200 nel Lodigiano, contro i 2.500 dell’anno scorso, un calo del 12% circa dovuto al covid-19, tra chi non ce l’ha fatta per la malattia e chi ha deciso di lasciare. La quota di cacciatori foranei è compresa tra il 30 e il 40 per cento.

La novità più grande per la nuova stagione è l’obbligo di indossare un capo ad alta visibilità per i cacciatori. «Può essere un capo qualsiasi, giubbotto, pantaloni o anche solo il cappellino, ma è una nuova disposizione a cui tutti devono attenersi», spiega Silvio Sacchi, presidente dell’Ambito Nord, 1.350 cacciatori iscritti. La selvaggina è stata rilasciata regolarmente sia nell’ambito Nord sia nell’ambito Sud, ma le previsioni di molti sono fosche, «soprattutto per la presenza di nocivi quasi fuori controllo», dice Sacchi. E gli fa eco Enrico Rossi, presidente dell’Ambito Sud, poco meno di 850 cacciatori: «Quest’anno non è stato effettuato il contenimento della volpe, e dunque sono proliferate, sono tante e mangiano tutti i giorni. Tuttavia, non sono così negativo, perché la percezione di poca selvaggina può anche essere dovuta alla difficoltà dei cani nel fiutarla a causa della siccità e del caldo anomalo. Può darsi che con un meteo più favorevole si trovino molti più capi».

Il calendario parte con tre giorni fissi per la caccia, sabato, domenica e mercoledì, poi da ottobre si potranno scegliere i classici tre giorni su cinque. Martedì e venerdì saranno sempre giornate di silenzio venatorio. Si parte domani anche nell’ambito milanese di San Colombano, solo una settantina di cacciatori. «Anche in collina il problema delle volpi si fa sentire, in particolare sembrano scarsi i fagiani, nonostante siano stati rilasciati normalmente». Il riscontro ai timori dei cacciatori arriverà solo dai campi.n


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