Residenze per anziani, i familiari scrivono ancora alla procura di Lodi

Residenze per anziani, i familiari

scrivono ancora alla procura di Lodi

Sono cinque i fascicoli, ma non risulta ancora nessun indagato: intanto arrivano segnalazioni ed esposti per altre case di riposo del Lodigiano

Rimangono per ora cinque i fascicoli d’indagine aperti dalla procura della Repubblica di Lodi riguardo ai decessi e ai contagi nelle case di riposo, inchieste che si aggiungono a quella aperta sulla gestione delle prime fasi dell’emergenza Covid-19 negli ospedali di Codogno e di Lodi, e non risulta che ci siano ancora state iscrizioni sul registro degli indagati. La Procura sta individuando le cosiddette “posizioni di garanzia” all’interno delle strutture per anziani, qualora si rendessero necessari atti irripetibili che richiedano l’iscrizione sul registro degli indagati. Le ipotesi di reato sono di epidemia colposa e di omicidio colposo, ma è ancora in corso l’analisi della documentazione e delle cartelle cliniche che erano state fatte acquisire dai carabinieri del Nucleo antisofisticazioni.

«Il materiale però non si limita a quanto già sequestrato - si limita a far sapere il Procuratore Domenico Chiaro - ma ci sono anche nuove denunce ed esposti che arrivano dai familiari, riguardo alle strutture già sotto attenzione ma anche per altre case di riposo».

I carabinieri si erano presentati alla fine di aprile nelle residenze per anziani di Mediglia, Melegnano, Lodi (Santa Chiara), Sant’Angelo e Codogno, e si erano interessati ai documenti medici degli ospiti deceduti ma anche di quelli cui era stato diagnosticato il Covid-19. Punto di partenza erano state le evidenze statistiche riguardo a vittime e contagiati, con differenze evidenti anche tra strutture dello stesso Comune, dati che si erano affiancati alle segnalazioni da parte dei familiari alle autorità giudiziarie. Gli inquirenti nulla dicono riguardo agli interrogatori di persone informate sui fatti, che in questa fase potrebbero essere già iniziati, data la parziale ripresa delle attività giudiziarie ordinarie dal 12 maggio scorso, ma che comunque la Procura di Lodi sembra ancora voler limitare per ridurre i pericoli di contagio anche per gli operatori della polizia giudiziaria.

Le cartelle cliniche sono destinate a venire affidate a un pool di medici legali chiamati a valutare la correttezza dei percorsi assistenziali e diagnostici che le case di riposo hanno offerto agli ospiti, in un quadro che ha visto più responsabili sanitari dichiarare pubblicamente di aver richiesto all’Ats l’effettuazione di tamponi ma di aver avuto risposte negative. Si valuta anche la dotazione di presidi come mascherine piuttosto che guanti e disinfettanti, e l’adozione delle limitazioni ai contatti con il mondo esterno. Uno scenario complesso nel quale eventuali responsabilità potrebbero emergere anche al di fuori delle strutture residenziali, in un quadro di emergenza e di carenze generali anche di dispositivi medici e di protezione.


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