CASALE Reparto di sorveglianza Covid 19, dei 40 posti letto solo 6 occupati
L’ospedale di Casale era stato svuotato per ospitare i pazienti Covid “paucisintomatici” dimessi da altri ospedali. Il reparto non è mai decollato Archivio

CASALE Reparto di sorveglianza Covid 19, dei 40 posti letto solo 6 occupati

È stato aperto per ospitare i pazienti dimessi con una sintomatologia contenuta

Il reparto di degenza di sorveglianza Covid dell’ospedale di Casale come l’ospedale in Fiera di Regione Lombardia: dei 40 posti letto disponibili, oggi ne sono occupati 6. La saturazione è impossibile: i positivi ricoverati negli ospedali lodigiani oggi sono poco più di 50, e già si pensa a una sua trasformazione o sospensione.

L’ospedale di Casale è stato svuotato a marzo dei suoi servizi tradizionali. Ai primi di aprile emerge l’idea di un reparto di degenza di sorveglianza per pazienti Covid paucisintomatici in dimissione dagli ospedali: i nuovi positivi ogni giorno sono tra i 20 e i 50, l’emergenza sembra superata, ma c’è ancora bisogno di liberare gli ospedali. Si ipotizza l’apertura dopo Pasqua. Ats avvia una manifestazione d’interesse per la gestione di questi reparti e l’Azienda Speciale di Casale avanza una proposta per gestire fino a 80 posti letto. Si fa avanti anche l’Asp del Basso Lodigiano. I tempi vanno per le lunghe, si lavora a un accordo a tre fra Azienda Speciale, Asp del Basso Lodigiano e Azienda Socio-Sanitaria Territoriale, e intanto i posti letto si riducono a 40. Si fissa finalmente la partenza del servizio, il 18 maggio: la settimana prima i nuovi positivi registrati non sono mai andati oltre i 16, e anzi per cinque giorni ci sono meno di 10 nuovi casi. L’epidemia si dimostra in forte frenata, i pazienti Covid negli ospedali lodigiani sono un centinaio.

«Oggi i pazienti ricoverati sono soltanto 6, e siamo felici di questo perché significa che l’epidemia ha superato la fase acuta e ci sono molti meno malati – dice Mauro Soldati, presidente dell’Azienda Speciale di Casale -. Quando ci è stato chiesto, noi siamo stati pronti al servizio. Con lo stesso spirito restiamo a disposizione». Ma è chiaro che un reparto del genere oggi non ha alcun senso perché è arrivato con almeno 40 giorni di ritardo. «Qualche lungaggine burocratica ha allungato i tempi, e ora la situazione dell’epidemia per fortuna è diversa – spiega il sindaco Elia Delmiglio -. Noi restiamo disponibili e collaborativi, ma oltre all’aspetto sanitario ce n’è uno economico che non possiamo trascurare». L’equilibrio nei conti sarebbe arrivato con 26 posti letto occupati al giorno: un traguardo lontanissimo, e per il quale Azienda Speciale e Asp del Basso Lodigiano hanno già perso migliaia di euro. Ats riconosce 150 euro a posto letto occupato, 40 vanno all’Azienda Socio-Sanitaria per i servizi alberghieri, gli altri pro-quota (circa il 50 per cento) ad Azienda Speciale ed Asp in funzione delle spese mediche, infermieristiche e assistenziali sostenute. «Per questo abbiamo avuto una riunione tra tutti gli attori e definito due possibili percorsi da attivarsi nel giro di una settimana o 15 giorni – afferma il sindaco Delmiglio -. Attendiamo una delibera regionale lunedì per capire se ci siano spazi per nuovi ricoveri (degli ospiti delle case di riposo positivi, che Regione ora vuole ospedalizzare, ndr) altrimenti non resta che la sospensione del servizio, in attesa di capire se ci sarà una seconda ondata e dunque tornerà alla ribalta la necessità di posti letto di sorveglianza».


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