Referendum, Lodigiano e cittadini

In questi giorni sono due le decisioni che non sono all’altezza delle attese dei cittadini, che s’intrecciano tra il livello nazionale e quello locale e che hanno come elemento comune il significato dell’istituto referendario e come la politica interpreta le domande che provengono dal Paese.Di percezione più immediata è quella relativa alla decisione della Consulta, che ha dichiarato inammissibili entrambi i quesiti referendari sulla legge elettorale: sia, dunque, quello che chiedeva l’abrogazione totale del “porcellum” di Calderoli, sia quello che ne chiedeva l’abrogazione per parti. In questo caso, quindi, il referendum non ci sarà e chi come noi ha dato un aiuto decisivo alla raccolta di firme, non può certo gioire per la decisione della Consulta, ma la rispettiamo e nei prossimi giorni ne leggeremo le motivazioni nella sentenza.A questo punto spetta al Parlamento agire e questa è una delle esigue possibilità che ha per dimostrare che mantiene ancora qualche contatto con il Paese.L’attuale legge, infatti, è insostenibile e inaccettabile e non cambiarla significherebbe offendere il sentimento democratico dei cittadini, che se oggi dovessero tornare a firmare supererebbero anche il milione e duecentomila firme raccolte questa estate. E’ il momento, quindi, di misurare la volontà riformatrice e la sincerità delle forze politiche che a grande maggioranza hanno detto di voler cambiare la legge. Il Pd è l’unica forza politica ad aver presentato formalmente la propria proposta di riforma elettorale per cancellare il “porcellum» e introdurre il sistema a doppio turno (assegnazione 70% collegi su base uninominale, 30% su base proporzionale – www.partitodemocratico.it), al fine di ristabilire il giusto rapporto tra elettori, eletti e territori e consentire ai cittadini di esprimere un giudizio sulla persona che aspira a essere eletta in Parlamento. Vedremo, adesso, chi si tirerà indietro.Ma se in questo caso, pur in assenza del pronunciamento referendario (ma alla presenza di un’evidente richiesta generale) la politica nazionale ha ancora la possibilità (prima del termine della legislatura) di interpretare la richiesta di cambiamento espressa dal Paese, in un altro caso, invece, è la politica locale che non è stata in grado di cogliere quanto avvenuto con il successo di un altro referendum, quello sull’acqua, dove oltre al merito della questione, che tonerà ancor più alla ribalta nei prossimi mesi, è stato raggiunto un altro importante risultato, quello della partecipazione, con significative parti della società (e della politica) che hanno rafforzato e in alcuni casi “ri”scoperto l’impegno diretto per il bene comune. Pur senza un legame diretto, credo ci sia, però, da riflettere su come quel senso di partecipazione sia stato frustrato dalle recenti decisioni riguardanti l’istituzione della nuova Azienda Speciale Provinciale per la regolazione e il controllo della gestione del servizio idrico integrato. Non si è trattato solo per l’incomprensibile chiusura dell’amministrazione provinciale a ogni proposta di modifica da noi presentata, ma quel che è mancata è stata un’attenzione generale e trasversale sulla possibilità, poi sfumata, di inserire all’interno del Cda (o in subordine all’interno dell’Assemblea), con il solo “diritto di tribuna”, un auditore in rappresentanza delle realtà che svolgono attività associativa a favore dell’acqua pubblica. Mi auguro che su questi aspetti ci sia la possibilità di rilanciare il confronto, nella convinzione della “permeabilità” del livello locale, a patto che venga colta l’opportunità che anche il Lodigiano ha nel costruire un pezzo di risposta nei confronti delle domande generali che la Società rivolge alla Politica.


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