Rapina con l’auto ariete al negozio di formaggi a Mulazzano: patteggiano otto anni in due
Il negozio assaltato dalla banda di ladri (Foto by Ribolini)

Rapina con l’auto ariete al negozio di formaggi a Mulazzano: patteggiano otto anni in due

Condanna per due pregiudicati domiciliati in un campo rom ma adesso finirà sotto processo il titolare che sparò per respingerli

Assistiti dai loro avvocati di fiducia hanno scelto di patteggiare subito per l’accusa di rapina aggravata i due stranieri pregiudicati per reati contro il patrimonio residenti in un campo nomadi di Figino, Milano, che erano stati arrestati dai carabinieri del comando provinciale di Lodi con l’accusa di fare parte della banda che la sera di sabato 7 marzo scorso, alla vigilia del lockdown, aveva lanciato una Fiat Panda rubata contro le vetrine del negozio di formaggi Prina di Mulazzano e se n’era andata via con il registratore di cassa. Ieri, come proposto dal pm Aurora Stasi e dalla difesa, il gup ha ritenuto congruo il patteggiamento a 4 anni e 4 mesi per un 33enne, romeno, che si ritiene fosse uno degli autisti della banda, e a 3 anni e 8 mesi per il 22enne, che invece durante quell’assalto rimase ferito.

Durante l’assalto infatti un proiettile l’aveva colpito nella parte bassa dell’addome e aveva lesionato un rene. I complici, che durante la fuga avevano abbandonato anche altre due auto rubate, avevano lasciato il 22enne sanguinante all’ingresso dell’ospedale San Carlo di Milano e durante la fuga uno di loro si era anche schiantato frontalmente con una coppia di milanesi in auto, provocando la morte del 61enne Roberto Asioli.

A sparare quel colpo, assieme ad altri, secondo la procura della Repubblica di Lodi era stato il titolare del negozio, che, sentito il fragore della spaccata proprio sotto la sua abitazione, che è al primo piano della palazzina che ospita anche l’attività, si era affacciato e, dopo essersi messo a gridare ai ladri di andarsene, era stato bersagliato da un lancio di pietre. A quel punto, forse - secondo la difesa temendo che gli entrassero anche in casa dalla porta posteriore - si sarebbe messo a sparare.

L’imprenditore si è già fatto interrogare durante le indagini fornendo una propria versione che però non ha convinto la Procura, che mantiene a suo carico la pesante ipotesi di tentato omicidio e intende a breve formalizzare la richiesta di rinvio a giudizio.


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