«Questo virus ti colpisce nel corpo e nella mente»

«Questo virus ti colpisce nel corpo e nella mente»

La testimonianza di Giuseppe Rossella, 68 anni, ex medico di famiglia e consigliere comunale di Cavenago, guarito dal Covid-19

Tra le tante, troppe, vittime causate dal Coronavirus anche nel lodigiano non mancano i medici di famiglia, deceduti nella maggior parte dei casi dopo essere rimasti fino all’ultimo a fianco dei propri pazienti. Ci sono storie a lieto fine, di chi ce l’ha fatta come Giuseppe Rossella, storico medico di Cavenago in pensione da poco più di tre anni.

Personalità di spicco in paese per il suo passato professionale, Rossella ora siede tra i banchi del consiglio comunale come rappresentante della civica d’opposizione “Per Cavenago e il suo territorio”. Una battaglia partita per il 68enne intorno alla metà di febbraio. «Ho iniziato ad accusare i classici sintomi influenzali – racconta -. Non avrei mai pensato al Covid-19. Dopo dieci giorni, la febbre persiste e mi subentra anche un forte stato di stanchezza. Il 3 marzo vengo portato all’Humanitas di Rozzano, l’unico con dei posti liberi in quel momento – ricorda. Per quattro giorni vengo lasciato in isolamento in una delle tende costruite nelle aree esterne per ovviare alla mancanza di posti letto all’intero degli ospedali. Una situazione infernale con altre persone nella mia stessa situazione o peggiore».

La Tac a cui viene sottoposto Rossella parla chiaro: polmonite interstiziale. «Sono stato trasferito in reparto – prosegue -. Fortunatamente non ho mai avuto dispnea o bisogno di essere intubato. Rimango per una decina di giorni in ospedale, poi posso tornare a casa».

È il 13 marzo e Rossella, che inizia a sentirsi meglio, può quindi rivedere i suoi familiari, seppur con le cautele del caso dovendo proseguire nella quarantena. «È una malattia che ti coglie improvvisamente, che ti porta oltre ad una stanchezza fisica anche a colpirti psicologicamente – ammette Rossella -. Non hai più voglia di fare nulla, non riesci ad alimentarti, sei completamente solo ed entri in uno stato di depressione che, con la debilitazione fisica, crea una miscela potentissima». A fine aprile il doppio tampone negativo riporta la luce e così l’ex medico può nuovamente uscire di casa.

«Intorno al 5 aprile sono uscito – chiarisce -. La prima cosa che ho pensato è stata quella di andare al cimitero dai miei genitori, ma le ordinanze non mi hanno permesso di recarmi a Corteolona. Non avevo altri desideri». Quella trovata da Rossella è sicuramente una Cavenago diversa, «anche se già da tempo il paese sta andando incontro ad una desertificazione strutturale – spiega -. Il Covid-19 è una sorta di cartina di tornasole per tante vicende passate sottotraccia e mai apparse nella loro evidenza. In strada trovi qualcuno al mattino, poi il deserto. Fortunatamente la campagna che abbraccia Cavenago permette di respirare aria buona, di assaporare la primavera con la sua bellezza. Chi come me supera questa prova del Covid ora ritrova pienamente la sua identità e apprezza ancora di più ciò che lo circonda».


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