Quella piccola “città” nel boschetto dello spaccio

Quella piccola “città” nel boschetto dello spaccio

L’iniziativa a Rogoredo nella zona popolata da spacciatori e tossicodipendenti ha portato ad avvicinare già più di 3mila persone

Oltre 3mila persone. Sono quelle avvicinate in sole sei settimane dai responsabili di “Progetto Rogoredo-l’unione fa la forza”, l’iniziativa lanciata da Ats Città Metropolitana, Comune di Milano, associazioni socio-sanitarie, personale medico/infermieristico fino ad un’ampia fetta di volontariato sul “boschetto” divenuto tristemente noto per il forte flusso di tossicodipendenti e spacciatori che lo frequenta, anche dal vicino Sudmilano, San Donato Milanese in testa. Numeri che evidenziano come la realtà sia veramente problematica, e richieda un corposo intervento delle istituzioni.

Degrado nel “boschetto di Rogoredo”

Degrado nel “boschetto di Rogoredo”

Degrado nel “boschetto di Rogoredo”

Nei primi 41 giorni di applicazione del progetto gli educatori del privato sociale e il personale infermieristico di Areu e Croce Rossa, presenti almeno sei ore al giorno, hanno effettuato oltre 200 interventi di counseling – consulenza/supporto per l’individuazione e il sostegno a soggetti a rischio – cui si aggiungono oltre 190 interventi sanitari di media complessità e 10 più complessi, dei quali 2 catalogati come “salvavita”. I dati emersi nel corso del primo bilancio presentato al Tavolo di Coordinamento sembrano confermare i timori sulla complessità e sulla vastità del fenomeno “boschetto di Rogoredo”.

Quanto emerso nei primi giorni di attuazione del progetto, che dopo il primo contatto, la valutazione del rischio, l’offerta di generi di conforto e il colloquio teso a proporre una prima accoglienza che possa facilitare l’avvicinamento ai programmi di disintossicazione prevede anche interventi di rigenerazione urbana e di contrasto allo spaccio e alla illegalità, racconta di una frequentazione soprattutto adulta, compresa nella fascia di età tra i 25 e i 45 anni, ma con la preoccupante presenza anche di giovani e giovanissimi: tra i 3mila del “boschetto del degrado”, infatti, gli operatori sono riusciti ad avvicinare quasi 400 under 25 e una decina di minorenni, la stragrande maggioranza ragazze.


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