Quattro licenziati al giorno

Quasi quattro lodigiani al giorno senza posto di lavoro. Per l’esattezza 3,9. Dall’inizio dell’anno 235 persone sono state licenziate: 62 provengono dalle aziende che contano più di 15 dipendenti, 173 dalle piccole attività. E anche se rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso i licenziamenti sono diminuiti del 10 per cento, i numeri non consolano. Anche perché i tagli calano solo nelle ditte più grandi (-39,81 per cento), mentre nelle micro ditte si assiste a una crescita dell’8,81 per cento.

I dati sono stati diffusi dalla Cgil, che attraverso un complesso calcolo matematico ha elaborato una stima dei lavoratori in cassa integrazione che in questo momento si troverebbero a casa “a zero ore”. Ovvero 1.492 lodigiani che potrebbero ritrovarsi senza più reddito e che in questo modo ingrosserebbero le fila degli oltre 14mila disoccupati della provincia.

La “fame” di ammortizzatori sociali è cresciuta del 40 per cento: se la cassa ordinaria è diminuita del 51 per cento, la deroga è salita del 14,92 per cento. Ancora una volta è l’edilizia il settore che soffre di più, con un aumento del 176 per cento. «L’ordinaria è in calo perché non si parla più di “crisi momentanea” - commenta il segretario provinciale della Cgil Domenico Campagnoli -, una fase ormai superata; l’incremento della deroga è significativo, si tratta di 194mila ore, una cifra importante che dimostra quanto la crisi sia forte nelle piccole realtà. Non ci sono dati precisi sulla straordinaria, l’impressione è che ci si trovi di fronte a un incremento limitato, anche perché non ci sono stati grossi accordi con le aziende. In ogni caso - aggiunge Campagnoli - le cifre del 2012 restano altissime, le ore autorizzate fino a questo momento sono 462mila, un dato preoccupante».

Secondo l’ufficio studi del sindacato, inoltre, la ripresa è ancora lontana, nessuno spiraglio si affaccerà nel 2012 e nemmeno nel 2013, qualcuno spera che la situazioni migliori nel 2014.

«Invece di discutere della possibilità di aggiungere altri licenziamenti facili con l’eliminazione dell’articolo 18 - dichiara Campagnoli -, sarebbe utile prevedere quanti posti possono arrivare in entrata e come facilitarli. Al di sopra di tutto questo, però, sta la creazione di nuove opportunità, il governo deve introdurre elementi che parlino di ripresa. Nel Lodigiano sotto questo punto di vista non si muove una foglia, anche l’accordo appena siglato con le istituzioni non inciderà significativamente».

A proposito della complessa riforma del mercato del lavoro, la Confartigianato è intervenuta in questi giorni per ribadire che le ragioni delle piccole imprese devono essere ascoltate. Eppure, il segretario generale Vittorio Boselli ritiene che nonostante l’associazione abbia presentato un documento, l’opinione della categoria sia sistematicamente ignorate ai tavoli di confronto. «Prima di chiederci costi aggiuntivi vorremmo si considerassero alcuni elementi - afferma -. Le tariffe Inail, della gestione terziario e artigianato, sono in forte avanzo da anni, nel settore artigiano l’avanzo è di 10.333 milioni di euro. La cassa in deroga è stata utilizzata dall’industria (nel periodo 2005-2011) a livello nazionale per il 39 per cento e in Lombardia per il 35. Se poi consideriamo tutti gli ammortizzatori dal 2008 al 2010 registriamo un disavanzo complessivo di 27,3 miliardi di euro. Sapete come si compone questo disavanzo? È per un terzo composto da importi finanziari di cui i settori dell’artigianato e del terziario non beneficiano. Della restante quota, i nostri settori, pesano meno del 50 per cento del disavanzo».


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