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Domenica 27 marzo si vota per il presidente: a 30 anni dall’istituzione della Provincia è l’occasione per rilanciarne ambizioni e ruolo, pensando al contributo dei sindaci

Domenica 27 marzo la Provincia di Lodi va al voto per il rinnovo del presidente. Si tratta di elezioni di secondo livello, dunque sono chiamati ad esprimersi solo i sindaci e i consiglieri comunali dei sessanta comuni che formano il territorio provinciale, in tutto 718 persone. Il nuovo presidente sarà eletto con il sistema del voto ponderato, significa che il voto espresso da un sindaco o un consigliere di un grande comune pesa molto di più rispetto ai colleghi di un piccolo comune. In corsa ci sono il presidente uscente, sindaco di Codogno, Francesco Passerini, e il primo cittadino di Maccastorna, Fabrizio Santantonio.

Nell’ultimo decennio la Provincia di Lodi ha scontato una contrazione delle risorse economiche (solo di recente si è assistito a una inversione di tendenza) e ha registrato una robusta fuoriuscita di personale (tra cui profili elevati): due fattori che, combinati, hanno determinato una evidente riduzione dell’impatto sulla vita del territorio lodigiano. A questo occorre aggiungere il nuovo meccanismo elettorale, il voto di secondo livello appunto, che allontana pericolosamente i cittadini da una istituzione che non contribuiscono direttamente a eleggere.

Un quadro non edificante, a trent’anni esatti dal decreto che nel marzo 1992 istituiva la Provincia di Lodi.

Lodi,  sede della Provincia

Lodi, sede della Provincia

Le difficoltà non mancano, tuttavia la tornata elettorale che gli amministratori del territorio si apprestano ad affrontare a fine mese può essere colta come un’occasione per rinvigorire l’ente provincia e, nella fase di uscita da due anni di emergenza, rilanciarne l’attività e le aspirazioni di unità territoriale.

Al di là di chi uscirà vincitore dalle urne e al netto delle deleghe che la legge le attribuisce, la Provincia di Lodi è chiamata a una sfida affascinante: consolidare dal punto di vista istituzionale l’identità territoriale del Lodigiano. Detta in altri termini: il territorio lodigiano già c’è, l’ente che lo rappresenta e che ha “solo” trent’anni deve invece irrobustirsi. Un risultato che potrà essere raggiunto solo con uno sforzo supplementare da parte dei sindaci e degli amministratori locali.

Da parte nostra, identifichiamo quattro ambiti di lavoro.

1) Il primo è quello della pianificazione territoriale, della gestione ragionata dello sviluppo delle logistiche e della transizione verde. I capannoni e i magazzini spuntati qua e la - gli ultimi a Borgo San Giovanni, in mezzo ai campi e distanti dal casello della A1 - sono il risultato di una politica territoriale che in passato ha visto spesso prevaricare i singoli sindaci sugli orientamenti provinciali e prima ancora sul buon senso. In questo caso le criticità superano ampiamente quest’ultimo biennio e anzi sono assai stratificate nel tempo. L’auspicio è che la Provincia di Lodi nei prossimi anni sia in grado di guidare e gestire con piglio deciso lo sviluppo territoriale.

2) All’ente provincia poi il compito - e arriviamo al secondo ambito di intervento - di fare da cassa di risonanza delle istanze del Lodigiano, di parlare con la voce dei sindaci, andando al di là - con autorevolezza - dei confini lodigiani. La riforma sanitaria regionale e i tanti problemi aperti sul territorio (a partire da una Ats Città metropolitana troppo vasta e dalla carenza di medici di base) richiedono uno sforzo congiunto per far arrivare a Milano istanze e problemi e per chiedere conto agli amministratori regionali delle inefficenze tuttora presenti. Anche in ambito economico il lavoro da fare è molto: abbiamo una Camera di commercio gigantesca che mette insieme Milano, Lodi, Monza e Brianza, è impensabile che i comuni lodigiani riescano a farsi valere, singolarmente, nel capoluogo lombardo.

3) Il terzo ambito nel quale i nuovi amministratori provinciali potranno impegnarsi per rafforzare il ruolo dell’ente è quello dei servizi. Non una delega specifica, ma una necessità. Il Lodigiano, soprattutto nella Bassa, registra ormai da alcuni anni una accelerata involuzione, con piccoli centri a rischio desertificazione. A palazzo San Cristoforo il compito di essere il regista di una reale riorganizzazione del sistema dei servizi, dal commercio alla salute. Non un ente di pianificazione economica ma una “centrale” in grado di analizzare dinamiche e flussi e di riorientarli raddrizzando eventuali storture. Per farlo sarà fondamentale il ruolo dei primi cittadini.

4) A trent’anni dalla nascita della Provincia di Lodi, infine, è giusto avere qualche ambizione coraggiosa. E arriviamo al quarto ambito di intervento. Crediamo sia arrivato il momento di coltivare relazioni più strette e proficue con il vicino territorio cremasco, molto simile a Lodi dal punto di vista produttivo e sociale. Le sinergie a livello economico già ci sono, pensiamo al distretto “in potenza” della cosmesi, meno quelle istituzionali. Perché non ipotizzare una nuova macro-area per la sanità, unendo gli ospedali del Lodigiano e del Cremasco? Perché per una volta non ragionare su un progetto che nasca dal basso e non sia calato dall’alto, cioè dalla Regione? La politica è chiamata a risolvere i problemi dei cittadini, la buona politica si distingue perché prova a immaginare il futuro.


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