Prostituzione e droga, maxi retata

Prostituzione e droga, maxi retata

Tredici arresti fra Sant’Angelo e Lodi

Maxi retata ieri mattina fra Sant’Angelo e Lodi. Undici persone sono state ammanettate con l’accusa di “sfruttamento della prostituzione”, mentre altre due sono tuttora ricercate. È la conclusione di un’indagine condotta dagli uomini della squadra mobile della questura di Lodi e coordinata dal sostituto procuratore Delia Anibaldi, che ha permesso di individuare una organizzazione ramificata fra Lodigiano e Milanese accusata di aver costretto alcune donne straniere, provenienti dall’est Europa, a prostituirsi sulle strade, in particolare a Milano fra via Padova e viale Palmanova e sulla Paullese a Zelo. In carcere sono finiti quindi cinque albanesi, due italiani (compreso un “tassista” 73enne di Paullo), due romeni e due marocchini, questi ultimi accusati di spaccio di stupefacenti alle lucciole e ai loro protettori. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati almeno 20mila euro in contanti.

LA BASE ERA A SANT’ANGELO L’indagine era partita alcuni mesi fa quasi per caso. Gli investigatori della squadra mobile, agli ordini del vice questore aggiunto Alessandro Battista, si stavano occupando infatti di una presunta attività di spaccio a Sant’Angelo quando si sono imbattuti in qualcosa di diverso, appunto la prostituzione. Individuati alcuni soggetti, sono cominciate quindi indagini mirate, con pedinamenti e intercettazioni, fino a delineare il quadro complessivo di quanto stava accadendo. Secondo l’accusa, quindi, il capo della banda era il 33enne A. E., albanese, residente a Sant’Angelo in viale Zara con la moglie, anch’essa una prostituta. Erano loro che controllavano i movimenti delle ragazze e che si intascavano fino all’80 per cento dei loro guadagni. In particolare i due controllavano due lucciole, della Romania, tenute in un appartamento nella zona di via Cairoli. Qui, nel corso della perquisizione, sono state trovate altre ragazze. Il 33enne le accompagnava sui luoghi di “lavoro”, ma negli ultimi tempi aveva chiesto a un 73enne di Paullo, B. L., pensionato, di sostituirlo perché aveva timore di essere scoperto. Anche l’anziano è finito in manette, anche se la sua posizione è meno grave e per questo gli sono stati concessi gli arresti domiciliari.

BLITZ ANCHE A LODI Ma la banda era ramificata anche a Lodi. Qui infatti, nella zona “laghi”, è stato arrestato il romeno S. D. di 34 anni. Lui controllava una sua connazionale, anch’essa costretta secondo l’accusa a prostituirsi. Sempre a Lodi era attivo anche un altro albanese, V. B., anch’egli 34enne. Lui nel frattempo però era già finito in carcere per altre vicende e così l’ordine di custodia cautelare emesso dal gip gli è stato notificato direttamente dietro le sbarre. Altri due albanesi, invece, L. A. di 23 anni e S. E. di 26, sono stati rintracciati fra Milano e Brescia. Anche loro erano in contatto con i “lodigiani” e controllavano a loro volta alcune ragazze provenienti da Romania, Ungheria e Bulgaria. Alcune delle prostitute individuate, sei in tutto, erano costrette con la forza e la violenza a scendere in strada, altre invece erano “consenzienti” e addirittura fidanzate dei loro sfruttatori.

LA “TANGENTE” Il giro di affari (stimato dagli investigatori) era di circa 3mila euro al giorno. È emerso anche che le ragazze dovevano pagare una sorta di “tangente” a un albanese di Milano, A. E. di 45 anni, che pretendeva da ciascuna di loro 25 euro al giorno per poter occupare uno spazio di marciapiede nelle zone di Milano che ricadevano sotto il suo controllo, appunto fra via Padova e via Palmanova.

LO SPACCIO DI COCAINA Infine c’è il “filone” di indagine legato allo spaccio di stupefacenti. Tutto infatti era partito da accertamenti della squadra mobile su una presunta attività di spaccio. E così anche due marocchini, B. M. e M. N., rintracciati alla cascina Belfuggito di Sant’Angelo, sono stati arrestati. Secondo l’accusa rifornivano di cocaina le prostitute e alcuni dei loro protettori.

Nell’indagine c’è anche un “filone” legato allo spaccio di stupefacenti. Tutto infatti è partito da accertamenti della squadra mobile su una presunta attività di spaccio


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