Profugo in bici morì investito: la famiglia  chiede 2 milioni
I rilievi dopo l’incidente del 15 febbraio 2018, la bici dell’africano è a terra con la ruota anteriore rotta (Foto by Gaudenzi)

Profugo in bici morì investito: la famiglia

chiede 2 milioni

San Martino, imputato per omicidio colposo stradale un fattorino pakistano di 32 anni: chi invase l’altra corsia?

Richiesta di risarcimento da due milioni di euro all’autista del furgoncino che nel pomeriggio del 15 febbraio 2018 si scontrò frontalmente con un profugo della Costa d’Avorio in bicicletta in via del Lavoro (la parallela della provinciale 26) a Cà de Bolli, frazione di San Martino in Strada. L’africano morì sul colpo. La moglie e il figlio della vittima Dindane Youssouf, vent’anni appena, che vivono ancora in Africa, si sono rivolti a un’agenzia di pratiche infortunistiche (Studio Gm di Como) e si sono costituiti parte civile con l’avvocato Daniele Monteleone nel processo per omicidio stradale che si è aperto a Lodi a carico del fattorino ritenuto quantomeno corresponsabile dell’investimento, il pakistano A.Y., 32 anni, formalmente domiciliato in provincia di Napoli.

Nonostante gli accertamenti della Stradale, intervenuta per i rilievi, sulla dinamica non c’è una versione concorde. Il principale testimone resta proprio l’imputato, che dice di essersi trovato il ciclista di fronte all’improvviso, nella penombra del tramonto. Non c’è un punto d’impatto sicuro. Ma un secondo testimone, un camionista che aveva superato il ventenne in bici qualche istante prima, ha testimoniato che il ragazzo in bici teneva correttamente la destra. Cosa sia successo in quella manciata di secondi, dovrà stabilirlo il giudice. Non è stata disposta la perizia cinematica che è stata richiesta in udienza dal legale del responsabile civile - la compagnia di assicurazioni del furgone - ma potrebbero essere sentiti ulteriori testimoni tra chi era intervenuto per effettuare i rilievi. Poco è emerso dalla deposizione, come teste, di Fabio Vinci, che all’epoca era direttore della struttura di accoglienza gestita da una cooperativa in un immobile alle spalle della Marmi Lodi e che comunque, dietro domande mirate, ha teso a escludere che Youssuf fosse uno che beveva - il che potrebbe spiegare sbandamenti in bicicletta - o che fuori dalla struttura si comportasse male. Perché su quella strada due veicoli si incrociano tranquillamente e per determinare un “frontale” tra un furgoncino e una bici l’unica spiegazione è che uno dei due veicoli avesse invaso la corsia opposta. L’entità dell’eventuale condanna del fattorino pakistano e del conseguente risarcimento dipenderanno proprio dalla ricostruzione di questa dinamica.n


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