Primo viaggio sulla tangenziale di Codogno

Primo viaggio sulla tangenziale di Codogno

Il tragitto si snoda per sette chilometri d’asfalto ed è caratterizzato da cinque rotatorie

e dieci sottopassi

In neppure dieci minuti si percorrono i suoi sette chilometri di asfalto, dall’innesto con la già esistente tangenziale di Maleo allo sbocco sulla via Emilia a Casalpusterlengo, zona Mondial. Tempi di percorrenza più che dimezzati per il tratto codognese della 234 grazie alla nuova tangenziale di Codogno che si inaugura venerdì: infrastruttura attesissima dalla Bassa, a cui spetta assorbire i circa 13mila veicoli al giorno che intasano di smog il tratto di 234 che collega Codogno a Casale. Alla vigilia del taglio del nastro, «Il Cittadino» ha percorso la nuova tangenziale, che proprio ieri ha terminato i collaudi alle opere strutturali. Si parte dall’innesto con la cosiddetta «rotonda zero» alla fine del tronco già realizzato tra Pizzighettone e Maleo. I cartelli parlano chiaro: due chilometri per arrivare a Codogno, sette a Casale.

Con cinque rotatorie e dieci sottopassi complessivi, la variante di Codogno ha proprio nella strada il suo punto di forza, che solo il tempo dirà se sarà effettivamente così: un «asfalto ad alto modulo», che garantisce rumore al minimo e poca manutenzione e che (soprattutto) per un decennio non dovrebbe rovinarsi con buche e avvallamenti. Di certo, per chi guida nessuna sorpresa: il tracciato parte in rettilineo e sempre in rettilineo corre a tagliare la campagna sopra Codogno. Un chilometro ed ecco la «rotonda 1» sulla provinciale 108 tra Codogno e Cavacurta: qui a spiccare sono le ampie aree piantumate, un susseguirsi di retine a proteggere rami che diventeranno siepi di arbusti e rose selvatiche ma anche piante ad alto fusto. Interrogativo: queste essenze avranno nel tempo la giusta manutenzione, per evitare la grama fine di quelle già piantate a suo tempo, prima della lite con la prima impresa?

Si prosegue il viaggio e la tangenziale arriva a «tagliare» la strada per Mulazzana di Codogno, con il tanto contestato rondò che attraversa a raso questa strada ciclopedonale tanto amata dai codognesi. Questa rotatoria - clamorosamente - è stata realizzata secondo il progetto originario che prevedeva un accesso in città proprio dalla pista ecologica. Sul rondò ieri la segnaletica di divieto di accesso a Codogno mancava ancora, la questione è stata al centro di un incontro ieri in Comune tra amministrazione, Provincia e comando dei vigili. Risultato: entro venerdì arriveranno due cartelli di divieto di circolazione sulla strada di Mulazzana (uno sulla rotonda, l’altro all’imbocco da viale Dei Mulini), quanto prima una sbarra manuale con chiusura a lucchetto impedirà poi fisicamente l’acceso in città dalla rotatoria. Sempre qui l’altro nodo critico, ovvero il sottopasso ciclopedonale per pedoni e ciclisti: ieri era ancora privo di illuminazione, per venerdì però la Provincia ha garantito impianto luce funzionante. La terza rotonda - sulla provinciale 591 per Castiglione, già aperta al traffico da settimane - la si raggiunge dopo un altro tratto di tangenziale in rettilineo, da qui la strada inizia una leggera curvatura per avvicinarsi al percorso in sopraelevata sulla ferrovia, con sbocco finale sulla via Emilia. Sullo sfondo si staglia la frazione Maiocca: una sosta permette di vedere al di sotto della tangenziale il «lago» d’acqua creato da anomalie della falda, che non hanno permesso di realizzare il nuovo accesso in sottopasso alla Maiocca. Per ovviare al problema, impermeabilizzazioni ad hoc ed un innalzamento del piano viario: previsione di fine lavori a metà ottobre.

L’imbocco in sopraelevata è preceduto da cartelli stradali: dritto sulla tangenziale ci si dirige a Piacenza, Pavia e in A1, a sinistra si torna sulla vecchia 234, direzione Codogno, Casale e Lodi. La discesa è tutta verso la via Emilia, con l’ultimo rondò: mancano ancora parti di guard-rail, pronte però per venerdì.


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