Primo paziente Covid in terapia intensiva all’ospedale di Lodi
Nella foto d’archivio un reparto di terapia intensiva

Primo paziente Covid in terapia intensiva all’ospedale di Lodi

Si tratta di un 65enne di Paullo che è stato intubato dal personale sanitario del Maggiore

Primo paziente in terapia intensiva, all’ospedale di Lodi, dalla fine della fase 1 della pandemia. A maggio, era stato dimesso l’ultimo malato, nella terapia intensiva del Maggiore, ricoverato da tanti mesi. Poi non c’erano più stati casi. A settembre, dopo le vacanze, i contagi hanno incominciato a salire ancora.

I pazienti lodigiani però, fino a pochi giorni fa, venivano inviati nelle strutture hub di riferimento, Pavia, Cremona e il Sacco di Milano. Ora che gli ospedali sono intasati, anche la rianimazione di Lodi ha dovuto aprire le sue porte. Lunedì, intorno alle 18, un paziente di Paullo, classe 1955, è stato intubato e ricoverato, in gravi condizioni, nel reparto al settimo piano. L’uomo è già arrivato in gravi condizioni, con un quadro che si vedeva a marzo, con polmonite interstiziale da virus, con febbre da oltre una settimana. Si è presentato in pronto soccorso ed è stato intubato senza perdere tempo. Il 19 ottobre, gli accessi in pronto soccorso sono stati moltissimi, 128 a Lodi e 58 a Codogno. Per quanto riguarda i positivi, a Lodi sono stati 14 e 7 a Codogno. L’Asst ha ridefinito in queste ore un nuovo piano di attacco al virus, già presentato sul «Cittadino» in questi giorni. Si tratta di 36 letti, all’ospedale di Lodi, 20 nella riabilitazione cardiologica di Codogno, e 20 a Sant’Angelo, al sesto piano, riconvertendo entro fine ottobre 14 posti letto di cure subacute e 6 di specialistica respiratoria. Per quanto riguarda la sorveglianza, invece, ci sono i 40 letti al quarto piano, sempre nell’ospedale di Sant’Angelo. In questo reparto, dove sono stati accolti anche una mamma e il figlio 13enne, sono ospitati pazienti paucisintomatici o in attesa di dimissione, e pazienti anziani, in arrivo dalle strutture residenziali. L’ospedale di Casale, invece, come annunciato dal direttore sanitario dell’Asst Paolo Bernocchi potenzierà i suoi letti per i pazienti liberi dal Covid. L’obiettivo è trasformare i 7 letti della medicina di bassa intensità in 7 per subacuti da aggiungersi ai 13 già destinati ai pazienti sub acuti, per un totale di 20 posti. Saranno riattivati anche 5 letti di riabilitazione specialistica da aggiungere ai 10 già presenti. Per mantenere l’attività chirurgica non covid, viene attivato il day surgery di Lodi e si trasferisce parte dell’attività chirurgica a bassa intensità a Codogno.


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