IL CASO Prima zona rossa limitata a 3 comuni, furono i sindaci a chiedere di ampliarla

IL CASO Prima zona rossa limitata a 3 comuni, furono i sindaci a chiedere di ampliarla

Nei giorni caldi dopo il primo contagio nessuno aveva pensato a un possibile allargamento della cintura

La prima zona rossa doveva essere confinata a soli 3 comuni, Codogno, Casale e Castiglione. Fu il territorio lodigiano a chiedere con forza, e ottenere, l’allargamento della cintura ad altri 7 comuni della Bassa. Mentre Regione Lombardia ribatte alle notizie pubblicate dal “Fatto Quotidiano” su un presunto allargamento della zona rossa a 22 comuni, la verità è che in quei giorni nessuno era favorevole alle chiusure.

Il “Fatto” ha accusato la Regione di essere stata sul punto di chiudere in zona rossa il 23 febbraio scorso, oltre ai 10 comuni della Bassa, altri 6 comuni lodigiani e 3 cremonesi, ma poi di aver fatto marcia indietro. L’assessore regionale Giulio Gallera ha quindi ribattuto con una sua versione: «I nostri esperti avevano disegnato su una mappa una cintura di sicurezza sanitaria che comprendeva 22 comuni. La lista veniva comunicata immediatamente al governo, che evidenziava però l’impossibilità di accogliere la richiesta perché il blocco di un’area così vasta avrebbe comportato l’impiego di un numero troppo elevato di operatori delle forze dell’ordine». Che siano state ipotesi di lavoro è molto probabile. Ma la storia di quei giorni è diversa.

Il 21 febbraio in Regione alla riunione che istituisce la zona rossa gli esperti di Regione e Ministero indicano tre comuni, Codogno, Casale e Castiglione. Regione e governo sono molto tiepidi, ma prendono atto che di fatto i sindaci, in scia al sindaco di Codogno e presidente della Provincia Francesco Passerini, avevano già chiuso tutto, le scuole, i bar, i luoghi di aggregazione. Si decide per la chiusura dei 3 comuni. È a quel punto che i sindaci del territorio spiegano che non si può chiudere Codogno e lasciar aperto Maleo o Fombio, o chiudere Castiglione e non Castelgerundo, o Casale e non Somaglia. Si decide per la cintura di 10 comuni, ma nessuno ha mai voluto andare oltre a livello politico. Che poi dal punto di vista tecnico si sia valutata un’estensione della zona rossa è possibile. Ma nessuno la voleva, né Regione, né governo, né imprenditori, commercianti e artigiani, che soprattutto nei primi giorni osteggiarono apertamente quella scelta. E proprio in zona rossa, a Codogno, arriva ora la proposta di tenere una delle prime sedute, in forma aperta al pubblico, della Commissione d’inchiesta regionale che dovrebbe insediarsi a breve per far luce sulla gestione dell’emergenza Covid in Lombardia.


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