San Giuliano, un presidio  nel bosco della morte
Don Chino Pezzoli e don Mazzi nel bosco della droga

San Giuliano, un presidio

nel bosco della morte

Don Chino Pezzoli tra i tossicodipendenti

Anche don Chino Pezzoli e don Antonio Mazzi nel boschetto di Rogoredo per tendere una mano ai tossicodipendenti che non ce la fanno più a vivere nell’incubo in cui sono piombati: prende forma la sfida sociale proposta un anno fa.

La visita al boschetto di Rogoredo

La visita al boschetto di Rogoredo

Il presidio al boschetto di Rogoredo

A partire da lunedì, per tre pomeriggi alla settimana, verrà allestito un gazebo nell’area verde di fianco alla stazione ferroviaria e che viene frequentato ogni giorno da centinaia di “morti viventi”. Il progetto parte su impulso della Federazione “Come” che raggruppa un insieme di realtà sociali e di comunità di recupero di cui, tra le altre, fanno parte la Fondazione Promozione Umana di don Pezzoli ed Exodus di don Mazzi. L’operatore che segue l’iniziativa per la Fondazione di don Pezzoli, Giancarlo Barbera spiega: «Presso il gazebo avremo del cibo e delle bevande che verranno offerte ai frequentatori del boschetto. Gli operatori muoveranno il tentativo di avvicinarli per aprire un dialogo con loro, dopodiché chi accetterà di farsi aiutare verrà prima inserito nella Fondazione Eris di Milano per la disintossicazione e a seguire trascorrerà un periodo di accoglienza in una delle quattro comunità che aderiscono al progetto, tra le quali c’è quella di don Pezzoli».

Il presidio al boschetto di Rogoredo

Il presidio al boschetto di Rogoredo

La visita al boschetto di Rogoredo

Parte dunque una sfida dal valore umanitario nel luogo di paura dove lo stesso don Chino nei propri sopralluoghi ha potuto toccare con mano il degrado in cui vivono i tossicodipendenti.Alcuni di loro fanno ormai fatica anche ad alzarsi da terra e in assenza di alternative dormono in dei giacigli protetti da tende di fortuna che sono state realizzate con materiali di risulta. Altri nei mesi scorsi sono arrivati a bussare al Centro di ascolto di don Pezzoli con una coperta sulle spalle, tutto ciò che possedevano, e con la paura cucita addosso. Una deriva umana di fronte alla quale i due sacerdoti, che hanno dedicato la vita a dare speranza e dignità alle persone, hanno deciso di intervenire. L’anno scorso si erano dati appuntamento nel boschetto determinati a fare qualcosa di concreto: da lunedì arriverà una risposta concreta attraverso il presidio.


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