«Polmoniti “anomale” da gennaio, il virus era già in circolazione»

«Polmoniti “anomale” da gennaio,

il virus era già in circolazione»

I virologi confermano i sospetti dei medici lodigiani

Il coronavirus era in circolazione da tempo, almeno da gennaio. A dirlo, in questi giorni, sono i virologi che hanno confrontato i dati clinici e la genetica. Il concetto è stato ribadito ieri, nella conferenza stampa in Regione e lo confermano i medici della Bassa che hanno sotto controllo la situazione. I tempi di incubazione e il numero massiccio di contagi che si è registrato in questi giorni, 182 nel Lodigiano, portano in quella direzione. Prima del 38enne c’erano già altre persone positive in circolazione.

«Avevo diagnosticato già a gennaio delle polmoniti anomale - commenta il presidente dell’ordine dei medici Massimo Vajani -, l’avevo detto durante un’intervista sul “Cittadino”. Ricordo, per esempio, una ragazza di 29 anni che ha avuto una polmonite che si è trascinata appresso per un mese e mezzo, tra lastre, tac e domande come “Sei stata a Wuhan”, “Vieni dalla Cina?”. Lei non si era mossa da Cavenago. Poi avevo visitato anche una signora, sempre di Cavenago, di 50 anni. Entrambe le forme poi si sono risolte, ma la seconda, dopo una parziale risoluzione iniziale, aveva avuto una ricaduta a distanza di 10 giorni. L’ho visitata proprio la settimana scorsa, quando è esplosa l’epidemia. E poi c’erano state anche altre polmoniti simili che si erano risolte. Il virus era in giro. Non mi sento certo di puntare il dito contro l’ospedale di Codogno per quanto riguarda i contagi. Anzi, come ordine, abbiamo mandato i ringraziamenti a tutti gli operatori della sanità, hanno un’abnegazione enorme, odontoiatri compresi». Della stessa idea il medico di Castiglione, Bertonico e Casale Paolo Leotta, in isolamento fino all’inizio della prossima settimana, nella Bassa.

«Il sospetto clinico che potesse essere in giro da prima ce l’ho anch’io - commenta -, senza guardare gli accertamenti diagnostici è difficile dire che le polmoniti precedenti fossero forme interstiziali. Dal punto di vista obiettivo, però, mi sono accorto che in alcuni casi c’erano dei referti che accomunavano le polmoniti; non abbiamo avuto il tempo di disporre di radiografie del torace o di altri controlli ematici, ma ho in mente due o tre casi che vanno in quella direzione. In genere, le polmoniti interstiziali non sono tantissime, vederne così tante, tutte raggruppate nello stesso periodo, fa pensare che l’agente eziologico potesse essere il Covid. Ricordo un paziente abbastanza giovane che poi è guarito, ai primi di febbraio, forse anche prima, e altri pazienti più recenti, invece, chiaramente contagiati e ancora ricoverati, con comorbilità importanti, intorno agli 80 anni. Alcune malattie dermatologiche, per esempio quando vengono curate, fanno abbassare le difese immunitarie, predisponendo l’organismo ad altre malattie».


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