Piazza Fontana, la testimonianza: «Con Santa Lucia arrivò la morte»

Piazza Fontana, la testimonianza:

«Con Santa Lucia arrivò la morte»

Oggi il 50esimo anniversario della strage a Milano. Parla Paolo Dendena di Crespiatica, il figlio di una delle vittime dell’attentato

Era la sera in cui sarebbero dovuti comparire a casa i regali di Santa Lucia, invece si ritrovò all’ospedale Fatebenefratelli di Milano a riconoscere, su una fila di lettini di ferro con sopra 17 corpi nascosti da lenzuola, l’abito “principe di Galles” che suo papà Pietro Dendena indossava quel pomeriggio stesso, quando a Crespiatica lo salutò per andare a fare il suo lavoro di mediatore agricolo a Milano. Così Paolo Dendena, oggi 60enne, racconta uno dei tanti fotogrammi indelebili della sua vita, legata per sempre alla strage di piazza Fontana. Che tolse a lui e alla sorella Francesca, appena 17enne, il papà, e che all’Italia intera aprì la stagione della strategia della tensione.

Ricordare non è una questione ideologica - riflette Paolo Dendena -. A un certo punto abbiamo smesso di essere vittime, e siamo diventati testimoni. Perché le nuove generazioni sappiano, siano testimoni a loro volta, e ricordando non debbano più rivivere quelle stesse cose». Allora la famiglia di Pietro, 45enne, con la moglie Luigina Corbellini, di 38, viveva a Lodi, all’11 di viale Italia. Quel 12 dicembre il papà decise di andare in macchina, con la sua Simca 1000, alla consueta sessione di mediazioni agrarie del venerdì alla Banca Nazionale dell’agricoltura, perché prima doveva portare Paolino dagli zii a Crespiatica, così che la moglie e la figlia maggiore potessero andare “di nascosto” alle bancarelle in piazza Vittoria per comperargli i regali. Paolino arrivò dagli zii e salutò il papà per l’ultima volta.

«Quell’auto a volte si fermava per la strada, invece funzionò benissimo quel giorno», racconta Paolo, arricchendo di particolari forse anche inediti la trama di una storia già detta e scritta mille e mille volte, in 50 anni di cronache e libri, ma che raccontata così, di nuovo, perde il distacco del bianco e nero e ritorna viva come il dolore dei familiari, e degli oltre 90 feriti. E il vissuto delle famiglie è anche quello che, sottolinea Matteo Dendena, nipote di Pietro e vice presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime, impregna la docu fiction in onda domani alle 21.25 su Rai Uno, «Io ricordo, piazza Fontana», in cui Giovanna Mezzogiorno interpreta proprio Francesca Dendena.

I lodigiani riconosceranno piazza Broletto con le bancarelle, il cimitero di Crespiatica dove Pietro riposa. La prospettiva delle vittime, da una parte, i documenti, le interviste, le cronache dall’altra, nel grosso lavoro che la Rai ha fatto per il 50esimo. E poi, la trasmissione parlerà anche dei processi: «Io e Francesca (mancata nel 2010, ndr.) li abbiamo seguiti, per 36 anni, fino a Catanzaro -: la matrice della destra eversiva è chiara, sono convinto di questa verità processuale, anche se i due presunti responsabili erano già stati assolti e quindi non sono stati condannabili. Certo, fa male ricordare che a noi, come ai familiari della strage di Brescia, il tribunale chiese di pagare le spese di giustizia. Poi ci pensò lo Stato. Io ricordo il giorno dei funerali: 300mila persone, di ogni estrazione, in piazza Duomo a Milano. In silenzio. Grazie a tutti loro, sono convinto, il disegno che stava dietro le stragi non andò avanti. Perché non si scatenò la paura. La gente uscì in strada».


© RIPRODUZIONE RISERVATA