«Per la caccia  si chiude una stagione disastrosa»

«Per la caccia si chiude una stagione disastrosa»

Scarsità di selvaggina, l’Enpa: «Ennesima strage di animali selvatici»

Di notte i fagiani “cantano”. Ma non è normale, «lo fanno perché sentono il pericolo, perché ci sono le volpi in giro e volano ed emettono il verso, altrimenti se ne starebbero tranquilli a dormire a terra», spiega il sindaco di San Fiorano Mario Ghidelli, che li sente anche da casa, nei campi vicini, quando tutto tace. Giovedì 30 gennaio si è chiusa la stagione venatoria 2019 e a detta di tutti i cacciatori della Bassa è stata disastrosa, «una delle peggiori degli ultimi quarant’anni» sentenzia il primo cittadino, «degli ultimi 25» un filino più ottimisticamente per Marcello Fornaroli del direttivo dell’Ambito Laudense Sud. Mentre Enpa denuncia l’ennesima carneficina di «milioni di animali selvatici sempre più rari uccisi solo per il sadico divertimento di pochi», nel Lodigiano i cacciatori riconducono la morte della selvaggina proprio alla sentenza Tar che in accoglimento del ricorso di Enpa ha sospeso il piano di contenimento delle volpi. Col risultato che sono triplicate e uccidono fagiani, lepri, anatre.

«All’apertura della caccia, degli animali immessi ne era rimasto il 30 per cento – spiega il sindaco Ghidelli, un noto cacciatore -. Sono morti ma non per il piombo, ma perché le volpi sono tantissime. In quarant’anni di caccia non ho mai preso così poca selvaggina e neanche nelle riserve. A Maleo per esempio, nelle zone protette dove i cacciatori non possono entrare, di lepri e fagiani non se ne vedono». L’equazione è semplice, sottolinea Fornaroli: «Se anche dove il cacciatore non può entrare, la selvaggina muore, significa che la causa di morte non siamo noi cacciatori».

Archiviato il 2019 come ”annus horribilis”, il pensiero è a domani. «Siamo molto preoccupati per l’annata che verrà - sottolinea Fornaroli -. La passata ha confermato che le limitazioni hanno danneggiato la caccia e non vorremmo che risuccedesse l’anno prossimo». Quindi l’appello: «L’Utr e Regione Lombardia devono dare ascolto ai cacciatori, altrimenti tutte le centinaia di migliaia di euro che andiamo a spendere in selvaggina e tasse verranno nuovamente vanificate e il cacciatore non avrà soddisfazione nell’esercitare la sua passione».


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